Addio ai punti di primo intervento, Zingaretti abbassa la qualità dei servizi sanitari

Nel piano di riorganizzazione, riqualificazione e sviluppo del servizio sanitario regionale 2019-2021 si materializza di fatto l’eliminazione dei Punti di primo intervento. Tecnicamente viene prevista la loro trasformazione in Punti di erogazione di assistenza primaria entro la fine dell’anno. Senza ulteriori spiegazioni.
Ciò nonostante un’utenza molto vasta si diriga proprio nelle strutture presenti nei piccoli centri delle province del Lazio. Pensiamo a Ladispoli, Palombara Sabina, Magliano Sabina, Montefiascone e Ronciglione che stando ai dati del 2018 hanno totalizzato circa trentamila accessi. Per non parlare della provincia di Latina, la più colpita, dal momento che secondo la Regione nei PPI pontini si registrano oltre centomila accessi annui distribuiti fra Cori, Cisterna, Sabaudia, Sezze, Priverno, Gaeta e Minturno.
Numeri talmente consistenti da non poter essere cancellati con un colpo di spugna. Numeri che dimostrano come la destrutturazione dei Punti di primo intervento significhi solo impoverire ulteriormente l’offerta sanitaria del territorio, già estremamente debole, con il risultato di intasare di codici bianchi i Pronto Soccorso degli ospedali già alle prese con carenze strutturali, di personale e posti letto. Lo smantellamento dei PPI, rischia quindi solo di privare i cittadini di servizi primari ed essenziali costringendoli a percorrere diversi chilometri per arrivare alle strutture più vicine. Pensiamo alla provincia di Latina, dove i residenti di piccoli centri come Cori o Minturno impiegherebbero circa un’ora per raggiungere i Pronto di Soccorso di prossimità.
Senza una rete assistenziale efficiente e capillare l’unico risultato che si raggiungerebbe con la loro chiusura sarebbe quello di ingolfare ancora di più i Pronto Soccorso, molti dei quali vivono condizioni al limite del collasso, diventati sempre più spesso scenari di aggressioni, esasperazioni e proteste da parte degli utenti. Non possiamo non tenere conto del fatto che oggi i PpI rappresentano dei presidi fondamentali, nell’erogazione di servizi di emergenza urgenza e nello svolgere il ruolo di catalizzatori di migliaia di utenze. Non possiamo agire senza tenere in considerazione il fatto che senza una valida alternativa chiudere i Ppi significa solo depotenziare ulteriormente la già fragile rete assistenziale territoriale. Così facendo Zingaretti abbassa la qualità dei nostri servizi. Il superamento dei PPI a nostro avviso avrebbe dovuto comportare una migliore riorganizzazione delle strutture. In questo modo si opta per una scelta miope che finirà per danneggiare esclusivamente gli utenti.

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