Aggressione ai medici dell’Umberto I, impiegare i vigilantes nei pronto soccorso

Esprimo profonda amarezza e condanna per l’ulteriore grave episodio di violenza nei confronti di due medici presso il Pronto Soccorso del Policlinico Umberto I. Si tratta di un atto inqualificabile compiuto nei confronti di operatori che si adoperano in qualsiasi momento per la cura e la salvaguardia della vita e della salute del cittadino, fornendo assistenza e restando sempre disponibili ed accanto alla persona in difficoltà. Intendo rilanciare la mia proposta di impiegare i vigilantes dai nostri uffici della Regione per inviarli direttamente negli ospedali. Ritengo quindi prioritario il miglioramento della fase dell’accoglienza nei Pronto Soccorso, ma soprattutto è sempre più urgente la presenza o l’implementazione della vigilanza nelle strutture ospedaliere, per dare adeguate garanzie di sicurezza agli operatori

L’aumento di casi di violenza contro i medici e gli altri operatori sanitari è una vera emergenza di sanità pubblica. Proprio negli ultimi anni si registra un’escalation di insofferenza, da parte di certa parte della popolazione, in particolare nei confronti del personale sanitario impiegato nei Pronto Soccorso con episodi di aggressione ingiustificabile. E’ bene ricordare che il cittadino che usa violenza contro il medico o l’infermiere esercita violenza contro il Sistema salute e quindi contro il proprio interesse e il proprio benessere.

I dati sempre più allarmanti devono farci riflettere. Nel 2018, stando alle statistiche dell’Inail, sono state presentate 1.200 denunce da parte di vittime di aggressioni nelle realtà sanitarie. Ogni giorno in Italia si verificano in media tre casi di aggressione in ospedale, pronto soccorso, guardie mediche e ambulatori. Secondo un recente rapporto della federazione degli ordini dei medici (Fnomceo), il 50% dei medici intervistati ha subito, nell’ultimo anno, aggressioni verbali; il 4% e’ stato vittima di violenza fisica.

Il fenomeno delle violenze in corsia è sempre più incalzante e richiede un intervento concreto e immediato. Per questo motivo anche nel ruolo di componente dell’Osservatorio regionale per la sicurezza degli operatori sanitari è mio dovere insistere nel proporre soluzioni non tampone ma strutturali e durature per il bene della sanità, degli utenti e degli operatori stessi.

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