Basta aggressioni ai sanitari, servono vigilantes, videosorveglianza e una migliore accoglienza nei Pronto Soccorso

I Pronto Soccorso della nostra regione sono diventati terra di nessuno. L’ultima aggressione subita da un portantino del Policlinico Umberto I ne è la dimostrazione più lampante. Serve con la massima urgenza più vigilanza ed il miglioramento della fase di accoglienza nei Pronto Soccorso. Quello delle violenze al personale sanitario è un fenomeno che continua a dilagare. Come membri delle istituzioni abbiamo il dovere di proporre trovare misure di prevenzione e repressione realmente applicabili a tutela di migliaia di professionisti indifesi.
Da componente dell’Osservatorio regionale sulla sicurezza degli operatori sanitario ho presentato una proposta concreta per il miglioramento della fase dell’accoglienza nei Pronto Soccorso, oltre all’implementazione della vigilanza nelle strutture ospedaliere. Appare sempre più evidente come sia necessario aumentare gli strumenti di controllo negli ospedali, a partire da adeguati sistemi di videosorveglianza.
I numeri rivelati dalla Croce Rossa descrivono chiaramente l’entità del fenomeno. Risulta maggiormente colpito il personale del Pronto Soccorso e della Guardia Medica, con circa l’80,2% di segnalazioni registrate su un totale di 3.000 casi nel solo 2018. Sempre secondo quanto rivelato dalla Croce Rossa, ogni giorno si registrano in media 8 casi di aggressioni nei confronti del personale sanitario.
Occorre sottolineare come la situazione dei medici e degli infermieri sia già critica per la carenza di personale che li costringe a lavorare in condizioni proibitive, con turni massacranti, per non parlare della difficoltà a usufruire delle ferie. E’ intollerabile che a questi disagi quotidiani vadano ad aggiungersi i rischi per l’incolumità fisica. Se il problema è la mancanza di risorse allora proporrei di togliere i vigilantes dai nostri uffici della Regione per mandarli direttamente negli ospedali. Perché mi sembra prioritario garantire la sicurezza al personale sanitario, piuttosto che ai consiglieri.

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