Bilancio, Zingaretti regala ai cittadini solo tasse e previsioni senza copertura economica

Tasse, tante parole, alcune promesse, nessuna risposta. Questa la sintesi della proposta di legge di stabilità, del bilancio di previsione e del connesso documento economico e finanziario 2015 – 2017. Nella terza proposta di bilancio che siamo chiamati ad esaminare troviamo, da parte del presidente Zingaretti, solo previsioni sommarie, che non tengono in considerazione la triste realtà. Il presidente prevede sviluppo economico, la fine del commissariamento sanitario, l’innalzamento del Pil, la nascita di una grande regione europea dell’innovazione, di una Regione che protegge e cura, che incrementa sviluppo e occupazione. Peccato che non ci dica come intende raggiungere questi obiettivi.  Emerge, con forza, che questa Regione non ha una direzione da seguire e si limita a prendere atto che la crescita e il contenimento della disoccupazione non ci sono stati. L’economia non è ripartita. I consumi ristagnano. Nell’ultimo quinquennio la domanda interna ha subito un drastico arresto pari al 3,6%. La spesa delle famiglie si è ridotta del 6%. La spesa pubblica diminuisce di pochi spiccioli. Il debito pregresso, verso imprese ed enti locali, ammonta oggi, a 9 miliardi di euro a fronte dei 15 miliardi del 2013. Il debito complessivo, quello che la Corte dei conti chiama “stock del debito effettivo”, si attesta a 9,3 miliardi di euro. Sono stati pagati solo 6 miliardi di debiti pregressi mantenendo paralizzata l’economia. Ci domandiamo quindi perché non sia stato ancora onorato l’impegno risarcitorio verso fornitori e creditori. Siamo allo stesso punto, se non addirittura più indietro, rispetto a dove ci trovavamo quando Zingaretti ha iniziato il suo cammino. E con molte aggravanti. Una su tutte: la crescita del prodotto interno lordo a fine 2014 è pari soltanto allo 0,1% rispetto al suo valore attestato nel 2013. Contro ogni più nera aspettativa. Insomma, si prevedeva un incremento pari ad uno, siamo a stento arrivati a 0,1. Leggendo le dichiarazioni dell’assessore Sartore, mi chiedo se non siamo tornati alla semplice finanza creativa che molti danni ha creato nel passato. Se il 2014 chiude con un misero aumento dello 0,1%, come può nel 2015 aumentare tutto d’un balzo addirittura del 1,4%? Cioè ben 14 volte meglio dell’ anno in corso? Questa giunta sta buttando le mani avanti per non cadere indietro giocando sullo spostamento della crescita reale al 2016. Stanno spostando di un altro anno l’occasione per assumersi le proprie responsabilità. Ancora una volta si pensa di raggiungere il riequilibrio dei conti regionali aumentando la pressa fiscale. Risultato: il 79% delle entrate della Regione è esclusivamente di matrice fiscale. Nel 2014 l’addizionale Irpef è passata dall’ 1,73% al 2.33%. Nel 2015 si conferma un ulteriore aumento dell’1% arrivando ad un +3.33%. Ma, anziché ammetterlo, Zingaretti preferisce ribaltare la notizia. Non ammette che in due anni l’addizionale Irpef è raddoppiata. Getta fumo negli occhi dei cittadini sperando di ottenere credito a discapito della realtà dei fatti. Questa legislatura passerà alla storia per una sola, notevole, capacità. Redistribuire le date di quella via crucis di tasse da pagare che pesano su cittadini, lavoratori (i pochi rimasti), e imprese. Il tutto con previsioni per lo più approssimative ed imprecise che ancorano il pareggio di bilancio ad entrate che non esistono. Lo stesso documento di economia e finanza, su cui il bilancio deve prendere forma, doveva essere approvato in autunno e contenere le linee programmatiche che, nel prossimo triennio, caratterizzeranno questa Regione in termini di sviluppo e occupazione. Eppure non abbiamo trovato traccia di opere fondamentali quali la Pedemontana di Formia, la realizzazione della Roma – Latina, il completamento della tratta ferroviaria Formia – Gaeta – Minturno – Cassino che incentiverebbe lo sviluppo economico e ridurrebbe sensibilmente il traffico su strada, sia nelle province di Latina e Frosinone. L’economia della nostra Regione è allo stremo. La disoccupazione è cresciuta, sia per via dell’aumento di chi ha perso il lavoro sia per l’aumento di giovani in cerca di impiego. Quella giovanile è fuori controllo (resta oltre il 40%). Per il comparto industriale gli interventi sono concentrati solo sulle start up. Sarebbe il caso di pensare anche a tutte quelle aziende, piccole, medie e grandi, che la crisi la stanno affrontando ogni giorno, che stanno tenendo il mercato superando le difficoltà quotidiane, e che non sono tra i destinatari dello sgravio fiscale a titolarità regionale quando ne avrebbero tutto il diritto e tutta l’esigenza. Questa Regione non è riuscita a recuperare lo scollamento tra mondo reale e amministrazione pubblica. Non ha ascoltato il grido di dolore delle nostre imprese. Continua a far cadere nel silenzio la rabbia dei nostri cittadini che si vedono sottratti ogni giorno lavoro, servizi e diritti.

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