Casati: “Sanità pubblica tra commissariamento ed eccellenza, una sfida ancora tutta da vincere”

*Giorgio Casati

            Intanto grazie per avermi invitato, è un’iniziativa che mi auguro venga ripetuta e anche, probabilmente, coinvolgendo forze politiche diverse, perché penso anche, dalle parole che sono state dette, che forse è arrivato il momento di fare una sorta di stati generali, cioè provare ad immaginare qual è il futuro per questa realtà provinciale e farlo assieme, in modo che poi chi dovrà condurre l’azienda abbia la certezza di una strada da seguire senza essere strattonato quotidianamente dal particolarismo, o dal localismo, o dal sensazionalismo di qualche notizia che talora non ha nemmeno fondamento sul piano delle azioni che poi vengono messe anche sul terreno.

Vi dico, mi trovo un po’ a disagio perché io mi ero preparato non una relazione scritta, come ha fatto Pino, perché non ho nessuno che me la scrive, che mi dà una mano, è ovvio che il pensiero è tuo, ma poi qualcuno ti dà una mano, e quindi mi ero organizzato con una riflessione che appunto aveva come oggetto il tema della potenzialità e dell’eccellenza, però, come dire, le sollecitazioni sono state tante, e quindi in qualche modo il problema è capire se spingere più su alcune risposte o su alcune affermazioni piuttosto che…, però, visto che è stato toccato questo tema dei P.P., io non sono un killer, tu mi conosci, non lo farei mai il killer, ok?

La DCA di Zingaretti in effetti non parla di chiusura, poi io, scusate, non voglio entrare nel dibattito politico, questo lo lascio a voi, parla di graduale trasformazione, quindi parla di un’evoluzione di quella cosa, poi ovviamente noi possiamo immaginare che siano evoluzioni in positivo o evoluzioni in negativo, però quello che si aspetta in questo momento la Regione è che l’Azienda elabori una progettualità, che non è quella di sottrarre il servizio alla popolazione, ma è quella di dare dei servizi che sono efficaci, e quello, fino a che io rimarrò qui, cercherò di farlo, quindi non il killer che chiude ma chi prova a riprogettare, a riprogrammare per dare dei servizi.

Certo che è difficile da qui raggiungere i servizi, non è un caso che nell’ambito del progetto delle aree disagiate, che coinvolge sicuramente le isole di Ponza e di Ventotene, abbiamo anche inserito Minturno, e ovviamente i comuni che sono vicini, come luogo dove installare una di queste postazioni diagnostiche che consente di fare, come dire, il collegamento telematico delle informazioni e consente di poter seguire l’evoluzione clinica, l’evoluzione assistenziale di un paziente e potersi scollegare con la struttura ospedaliera per poter valutare l’opportunità di un trasferimento del paziente dal luogo di residenza all’ospedale, evitando quindi, laddove è possibile, il trasferimento di un paziente quando questo non è necessario e quindi può essere tranquillamente curato dove abita, dove risiede, quindi riducendo il numero di passaggi.

In questa direzione ci stiamo muovendo e visto che ormai il tema dei P.P. è un tema così caldo, così sentito, evidentemente sarà mio compito sollecitare affinché questa progettualità venga rapidamente definita in modo che la possa presentare ed evitare che si creino in qualche modo delle situazioni di…

Mi piace solo ricordare che comunque il problema del superamento dei punti di primo intervento, così come sono configurati oggi, nasce dal Decreto ministeriale 70 del 2015, quindi non è solo una volontà della Regione ma è un percorso che è stato avviato a livello nazionale, rispetto al quale la Regione Lazio è considerata inadempiente e i tavoli controllanti, il Ministero della salute e me, stanno chiedendo alla Regione Lazio di essere adempiente rispetto al tema dei punti di primo intervento.

Vorrei ricordare anche che non tutti gli accessi di persone che si rivolgono al punto di primo intervento sono accessi da pronto soccorso, d’accordo…

…quindi, stavo dicendo, non tutti questi accessi sono da pronto soccorso, sono situazioni di disagio ovviamente dellew3 persone, persone che stanno male, ma malori che non richiedono un passaggio al pronto soccorso, quindi a quelli noi dobbiamo trovare una risposta in termini di continuità assistenziale, chi deve andare al pronto soccorso invece deve andare al pronto soccorso. Ricordo che circa il 20 per cento degli accessi ai punti di primo intervento si trasformano poi in accessi in pronto soccorso e, ahimè, laddove l’accesso al pronto soccorso è legato ad una patologia così detta “a tempo dipendente”, cioè quei problemi di salute che richiedono un intervento sanitario in un tempo estremamente contenuto, di due o tre ore, come nel caso di un infarto, il passaggio di primo intervento non  è certo, come dire, elemento di facilitazione o di risoluzione di quel problema, rischia di diventare, al contrario, un ulteriore ritardo nell’affrontare la problematica di salute generando poi delle conseguenze anche sull’efficacia di trattamenti che possono essere fatti successivamente in ospedale.

Quindi è un aspetto estremamente complesso, che va valutato con attenzione, caso per caso, poiché è evidente che il punto di promo intervento di Minturno ha caratteristiche diverse dal punto di primo intervento di Gaeta, come risposta ai bisogni della popolazione, non foss’altro per le distanze che poi i cittadini hanno da percorrere per rivolgersi ad una struttura ospedaliera, allo stesso modo non è la stessa cosa parlare del punto di primo intervento di Minturno e del punto di primo intervento di Cisterna o di Sabaudia, che hanno caratteristiche diverse, quindi bisognerà trovare delle soluzioni, bisognerà identificare delle soluzioni che siano capaci di dare delle risposte specifiche, tenuto conto del fabbisogno che esiste, del fabbisogno reale dati alla mano. E questo, ripeto, sarà quello che faremo.

Abbiamo sicuramente un problema di adeguamento degli organici, qui vorrei sgombrare il campo da un altro equivoco, non è che non abbiamo i soldi, i soldi li abbiamo, non è che non chiamiamo le persone per reclutarle all’Azienda sanitaria di Latina, il problema è che il numero di persone che scelgono di venire a lavorare nelle nostre strutture non è ancora coerente con il nostro fabbisogno, le nostre strutture sono poco appetibili. Su questo poi evidentemente dobbiamo mettere in conto anche l’efficienza delle nostre strutture amministrative, per l’amor del cielo, però esiste un problema sul mercato del lavoro che è un problema che dobbiamo assolutamente affrontare. Da un lato c’è l’appetibilità della struttura, dall’altro ci sono graduatorie, che noi dobbiamo scorrere, del 2003, del 2004! Voi capite che non è nemmeno ragionevole chiamare una persona che ha fatto un concorso quindici anni fa e che nei quindici anni non è stata mai chiamata da nessuno e che noi di ci troviamo a chiamare ad un certo punto perché abbiamo bisogno di coprire un posto.

D’accordo? Quindi questo è un problema però che l’Azienda non può risolvere da sola, che ha bisogno della politica che ci dia una mano nell’andare a modificare alcune norme che semplifichino le procedure e le modalità di funzionamento delle aziende sanitarie, perché se vogliamo essere competitivi, vogliamo essere efficaci nel dare delle risposte, vogliamo essere tempestivi, è necessario che alcune regole vengano semplificate, mentre invece assistiamo ad una continua complicazione delle regole! Anziché venire semplificate le regole vengono rese ancora più complesse. Se noi dovessimo applicare le procedure amministrative, i meccanismi di controllo, dovremmo avere il 30 per cento del personale deputato a fare solo ed esclusivamente attività di controllo sulle procedure. Non è pensabile, cioè diventa un sistema ingessato, su questo davvero lavoriamoci, lavoriamoci tutti assieme perché secondo me gli spazi per essere migliori ce li abbiamo.

Quota capitaria. A noi mancano una “paccata” di soldi!

Prima l’onorevole Pino Simeone ha richiamato alcuni dati, questi soldi ovviamente sarebbero della Asl di Latina, questi soldi che mancano in questo momento sono congelati altrove, perché evidentemente nell’andare a fare la distribuzione della quota capitaria la Regione che cosa fa? Da un lato identifica una quota che è finalizzata a garantire il funzionamento dei servizi di base, nell’ipotesi di un funzionamento ordinario, corretto dei servizi, dall’altro identifica una quota che assicuri alle Aziende una sorta di equilibrio economico finanziario complessivo, ed è quella famosa quota variabile a cui faceva riferimento.

Quindi vuol dire che ci sono delle aziende che hanno una quota più elevata perché le loro spese sono più elevate, d’accordo? E questo non è giusto, e questo non è giusto! Quello che manca non è tanto sul fronte della redistribuzione dei denari oggi, perché voi capite che è anche ragionevole immaginare che se Rieti prende 400 euro e noi 40, portiamo via 200 euro a Rieti e li spostiamo su Latina, che è una cosa che si potrebbe fare, per l’amor del cielo, sulla carta, ma questo determinerebbe semplicemente il disavanzo su Rieti da un lato e un avanzo di gestione su Latina, perché non è che avere i soldi vuol dire poterli spendere, prima vi è stato raccontato molto bene sulla distribuzione dei finanziamenti sugli investimenti, d’accordo?

Capita anche che tu i soldi non riesci a spenderli! Io ho i soldi per assumere personale ma non riesco ad assumerlo! Allora se io ho i soldi per assumere il personale e non riesco ad assumere e non li spendo, li sottraggo evidentemente a qualcuno che invece è in grado di fare questo tipo di operazione.

Quindi è evidente che la Regione bene o male, scusate, non voglio entrare tanto nelle valutazioni di merito, fa riflessioni di questa natura. Quello di cui noi abbiamo bisogno oggi è cambiare l’ottica con la quale si fanno queste operazioni di distribuzione delle risorse, non guardando solo più al passato, ma avendo di fronte un piano pluriennale che determini la progressiva redistribuzione delle risorse, garantendo alle aree carenti i soldi per poter progressivamente crescere in corrispondenza delle altre aziende che progressivamente si risanano e rientrano all’interno di valori che sono ragionevoli.

Per fare un piano di questa natura evidentemente ci vuole un consenso molto robusto e ci vuole una capacità di programmazione altrettanto robusta, che evidentemente manca in alcuni punti.

Abbiamo delle eccellenze non solo in tutte le persone che lavorano nella nostra azienda, ma abbiamo anche dei servizi che, nonostante il piano di rientro, nonostante i tagli, nonostante le razionalizzazioni, sono in grado di essere ai primi posti o nella Regione Lazio o addirittura a livello nazionale. Stiamo parlando, se volete, della percentuale di parti cesarei, la nostra è una delle aziende migliori del Lazio, vogliamo parlare della radiologia interventistica? Vogliamo parlare della rete cardiologica? La nostra rete cardiologica, l’abbiamo scritto qualche tempo fa sui giornali, è la prima del Lazio, ma la prima alla grande nel Lazio, ed è la terza a livello nazionale! Quindi non è che stiamo parlando…

L’altra azienda in cui ho lavorato, che in quella classifica, nella top ten, è l’Azienda di Bologna che sta all’ottavo posto, l’azienda di Latina sta al terzo posto a livello nazionale. Quindi penso che, nonostante tutto, noi abbiamo anche avuto la capacità, questo territorio ha anche avuto la capacità di esprimere delle eccellenze, ma non mi fermerei alle eccellenze che riguardano l’ospedale, perché continuiamo a dimenticarci che per numero e per quantità di risorse assorbite ormai il paziente cronico che deve essere… sul territorio è più importante del paziente acuto che va in ospedale.

Noi abbiamo il miglior sistema di assistenza domiciliare della Regione, abbiamo uno dei migliori sistemi di assistenza domiciliare d’Italia, con una piena integrazione con i medici di medicina generale che gestiscono i piani di cura dei nostri assistiti attraverso l’utilizzo di applicativi anche informatici, quindi con livelli di efficienza che non sono trasferibili ad altre realtà del Lazio, o non sono riconosciuti da altre realtà del Lazio.

Qualche tempo fa mi è capitato di incontrare una struttura privata che si occupa di hospice, e mi rappresentava come problema che nel nostro territorio, da quando viene fatta la richiesta per entrare in assistenza hospice a quando viene garantito il servizio passano addirittura tre giorni! Io ho avuto tre tumori in famiglia, nella Asl di Piacenza col fischio che aspettate tre giorni per andare in hospice, se vi va bene aspettate un mese, o aspettate un mese e mezzo!

Allora le eccellenze noi le abbiamo, le abbiamo sviluppate nel nostro territorio, dobbiamo evidentemente capire se siamo capaci di sviluppare altre eccellenze, cioè riuscire a costruire un sistema che dia veramente le risposte ai cittadini.

Ci sono le potenzialità per farlo, da un lato i quattrini in teoria, in teoria, potenzialmente ci sono, capite? Cioè se ci mancano 100 milioni, poi potremmo metterci qui a fare i conti, insomma io politicamente posso, io no, ovviamente, io non sono politico, ma io politicamente, inteso nel senso…, posso andare, come dire, a batter cassa per fare in modo non di avere i cento milioni domani mattina, perché non sapremmo., ripeto, come spenderli, ma incominciare a fare una riflessione per avere quote di risorse aggiuntive rispetto a dei programmi. Questo è un altro punto importante che noi dobbiamo identificare.

Noi dobbiamo definire dei programmi, perché, guardate, su un buon programma, un buon progetto i quattrini si trovano. Quando abbiamo proposto il progetto telematico della telemedicina, che riguarderà soprattutto questo territorio, i quattrini li abbiamo trovati subito, il nostro progetto non è stato modificato neppure di una virgola: quando abbiamo presentato il progetto delle liste di attesa, per il recupero delle liste di attesa, abbiamo chiesto un milione e 80.000 euro, non hanno fatto una piega, perché il progetto era robusto, quindi se un progetto è buono i soldi li portiamo a casa. Quindi dobbiamo migliorare la capacità di progettazione, di programmazioni, identificando chiaramente le risorse necessarie e i risultati che porteremo a casa attraverso l’utilizzo di quelle risorse.

Poi invece sul tema delle liste di attesa potremmo fare altre riflessioni, perché è vero che le nostre liste di attesa sono eccessivamente lunghe, questo è fuori di discussione, ma è altrettanto vero che la lunghezza di queste liste di attesa deriva da una cattiva gestione delle agende, forse non lo sapete, ma il 70 per cento delle persone che sono state contattate per anticipare la visita ambulatoriale, atteso che è stata aumentata la capacità di offerta per dare una risposta, ha rifiutato l’anticipazione, in parte, se volete, siccome la cosa è partita nel periodo estivo, perché qualcuno voleva andare in ferie, ma in gran parte perché non erano prime visite, erano controlli, “Il dottore mi ha detto di venire tra sei mesi perché devo anticipare?”, il problema è che quella visita è stata messa nella fascia ambulatoriale delle prime visite, e quindi poi chi ha bisogno della prima visita va in coda rispetto ad un controllo. Su questo ovviamente stiamo lavorando, tutti e cinque i direttori di distretto sono direttamente coinvolti, responsabili di questo problema, e ho chiesto loro di rielaborare le agende, con il supporto della struttura che si occupa della gestione del CUP, per distinguere in modo inequivocabile le liste per le prima visite dalle liste per i controlli e i percorsi…

E quindi qui andiamo verso l’eccellenza, perché l’eccellenza è fare bene le cose, non è l’alta complessità, quindi sull’eccellenza ci stiamo lavorando non solo attraverso queste attività di riprogettazione, ridefinizione di processi, ma attraverso anche il progetto del percorso clinico-assistenziale, i progetti clinico-assistenziali.

Già ne abbiamo fatti alcuni, a breve usciremo anche, penso entro la fine del mese di novembre, con il percorso dello scompenso cardiaco, ogni volta che esce un percorso che cosa vuol dire? Vuol dire che un gruppo di medici e di infermieri, comunque di professionisti della sanità, si sono seduti intorno ad un tavolo e hanno concordato quali sono i passi che deve fare un paziente tenuto conto delle sue caratteristiche, tenuto conto delle sue condizioni di salute, del suo problema di salute, quali sono i meccanismi di raccordo tra i vari soggetti che agiscono su quel percorso, quindi come si deve comportare il pronto soccorso, come si deve comportare il reparto, che cosa deve fare il territorio, che tipo di prestazioni, entro quanto tempo, insomma riuscire a definire quel processo che ovviamente non si svilupperà sempre in modo uguale per tutte le persone che hanno quel problema di salute, perché ogni persona ovviamente ha il suo specifico piano di cura, ma che rappresenta una linea guida, un parametro, una indicazione di riferimento importante, rispetto al quale poi evidentemente l’Azienda farà le sue attività di controllo, di monitoraggio per capire dove sono i punti di debolezza e quindi per poter intervenire e migliorare i nostri servizi.

Un’ultima nota riguardante i primari…, scusate prima una cosa sugli accessi al pronto soccorso, perdonatemi, due punti molto veloci.

Accessi al pronto soccorso, allora è ovvio che se io adesso vado al pronto soccorso di Formia prima che un medico, ovviamente se sono un codice verde o un codice giallo, intendiamoci, in codice rosso finisco direttamente nella stanzetta del codice rosso, d’accordo? Sotto questo punto di vista non c’è dubbio, se sono un codice verse o un codice giallo rischio di aspettare alcune ore prima di poter essere preso in cura, se ho bisogno di ricovero è possibile, se non c’è il posto letto libero, che io debba aspettare barellato la notte per poter poi essere ricoverato nel giorno successivo.

Questo è un disagio, è fuori discussione, però, attenzione, il pronto soccorso che è iper-affollato non è quello di Formia, non è quello di Terracina e non è quello di Fondi, questo lo potete vedere quotidianamente sul sito dove ci sono i dati della Regione.

Quello che è in gravi difficoltà è il pronto soccorso del Goretti, il pronto soccorso del Goretti ha un numero di accessi che lo rende secondo in Regione solo all’Umberto I, ha lo stesso numero di accessi del Policlinico Gemelli, il Policlinico Gemelli ha 1500 posti letto, al Goretti ne ho 400! Voi andate a vedere adesso, collegatevi al sito e scoprirete che il numero di persone che sono in attesa è grossomodo quello del Gemelli, il nostro pronto soccorso del Goretti è un’eccellenza, perché per riuscire ad avere una performance tale, ma non solo il pronto soccorso, la struttura in sé, capite che per riuscire a garantire dei tempi di attesa come quelli del Gemelli, che ha 1500 posti letto, al Goretti sono dei fenomeni! Lo miglioreremo ancora, perché stiamo anche lì intervenendo sulle procedure: valutazione precoce del paziente, pianificazione della dimissione, collegamento con le strutture che possono prendere il paziente nelle cure intermedie, però non dimentichiamoci che al Goretti abbiamo un pronto soccorso di cui dobbiamo andare fieri.

Un altro punto è quello dei primari, sto predisponendo una nota alla Regione con la quale avremo la possibilità di coprire altre quattro figure apicali, non vi dico adesso quali sono perché è inutile che apriamo chissà quali dibattiti, e queste sono quattro figure che saranno sicuramente garantite, perché l’accordo con la Regione è che il numero di apicali che sono usciti nel 2017 io me li posso sostituire, e quindi in questo senso andrò avanti. Chiaramente in questa nota ne chiederò altri, oltre a ricordare evidentemente il primario del pronto soccorso di Formia, perché per me questo è un atto che deve perfezionarsi, quindi è stato promesso, deve essere fatto, e sono assolutamente d’accordo, le promesse vanno mantenute.

Chiudo qui, poi ovviamente sono a vostra disposizione per domani.

*Commissario straordinario della Asl di Latina

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