Consulenze esterne, la bocciatura di Zingaretti confermata dal Tar

Consulenze esterne, è il Tar del Lazio a dare ragione alle nostre eccezioni confermando che l’unico a dover andare a recuperare il senso della misura sulla luna è il presidente Zingaretti e non noi. Due anni che ci battiamo contro le consulenze esterne affidate dal presidente Zingaretti. Due anni in cui abbiamo con interrogazioni, mozioni, note, invitato il presidente a rispettare quanto previsto dalla normativa sugli incarichi esterni. Due anni che chiediamo, prima di procedere ad avvisi esterni, di valutare se tra il personale impiegato nell’amministrazione regionale ci fossero professionalità con i requisiti ed i profili richiesti. Due anni che, al fianco dei sindacati, ci stiamo battendo perché vengano valorizzate le risorse interne alla Regione Lazio. Leggendo quanto contenuto nelle sentenze del Tar è evidente che la Regione Lazio ha deciso di conferire gli incarichi a soggetti esterni, sulla base dell’erroneo presupposto dell’assenza di professionalità interne idonee ad assumere tale incarico. In base alla legge regionale e alla normativa nazionale gli incarichi esterni, di prima fascia in Giunta non possono eccedere il 10% dell’organico totale. Ad oggi i dirigenti apicali sono 17. La Regione ne poteva assegnare massimo 2 ma Zingaretti ne ha affidati 6. Qualora, come ha inteso fare la Regione, la soglia fosse fissata all’8% del totale dei dirigenti regionali, che sono 320 si ottengono 26 unità dirigenziali esterne. Ad oggi invece, in Regione, sono 68 i dirigenti esterni (6 apicali, 42 sub-apicali, 20 di strutture di diretta collaborazione). Risultato, qualunque sia il parametro applicato, la percentuale prevista non è stata rispettata. Pertanto l’unica interpretazione, costituzionalmente conforme come ha sottolineato il Tar, di tale disposizione è quella di consentire il mantenimento dei soli incarichi dirigenziali, conferiti e conferendi entro il 15 luglio 2014, nel limite del 10% della prima fascia e dell’8% della seconda fascia. Il Tar, inoltre, ha sottolineato “la carenza di competenza del segretario generale a svolgere l’istruttoria della selezione interna che spetta invece al responsabile di ruolo. Cassando la competenza del segretario generale ad occuparsi dell’istruttoria della precedente fase di selezione interna, e successivamente rilevando lo sforamento dei limiti percentuali di conferimento a soggetti esterni, il Tar ha quindi annullato i provvedimenti impugnati che costituiscono presupposti giuridici e logici delle successive nomine. Il danno causato dalla superficialità del presidente Zingaretti è duplice. Da una parte c’è quello erariale che peserà sui cittadini e sulla efficienza stessa dell’Ente. Dall’altro ha procurato, grazie a tanta scienza, la decimazione della pianta organica dirigenziale bloccando l’amministrazione e lasciando la Regione allo sbando.

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