Contro la corruzione Roma deve diventare la 21esima Regione italiana

Scandali, corruzione, appalti truccati. Una realtà che avanza e di fronte alla quale questa Regione non fa nulla se non impegnarsi a prendere le distanze da questo o quel fatto. Una realtà che si cerca di far passare nel silenzio ma che per essere affrontata ha bisogno di atti concreti che non possono limitarsi alla nomina di qualche comitato per la trasparenza o l’anti corruzione. Quello che vorremmo vedere, e che purtroppo non è presente, sono misure chiare che puntano a prevenire e a punire severamente i sintomi di una deriva politica, etica ed amministrativa che coinvolge tutti. Il sistema della corruzione ha radici nelle piccole cose. Sta nell’incapacità di rispondere all’ordinario. E’ direttamente proporzionale all’incapacità di questa pubblica amministrazione, e di tutte le altre, di essere efficiente. Basti pensare che per un parere paesaggistico non trascorrono meno di due anni e che di fronte a questa anomalia il presidente Zingaretti in due anni di governo non ha mai fatto nulla. La Regione continua ad essere l’ufficio complicazione affari semplici quando dovrebbe impegnarsi, nei fatti e non a suon di annunci, ad attuare la semplificazione burocratica che ridurrebbe i margini di discrezionalità e quindi la possibilità di “scambio” tra pubblica amministrazione e cittadini nonché le inefficienze della pubblica amministrazione che sono insieme alla corruzione causa della scarsa competitività del sistema. Servono norme chiare, non interpretabili, e di semplice attuazione. Bisogna eliminare le leggi obsolete. In queste settimane la nostra Regione è finita al centro di uno scandalo di proporzioni inaspettate che ha investito il mondo della politica e delle istituzioni come una valanga. E non ho sentito alcuno ammettere che “Mafia Capitale” è il sintomo di un buco nero che sta nel sistema. E da cui, questa Regione, non è esente. A dimostrarlo l’esempio di una cooperativa sociale che presenta l’istanza di iscrizione all’albo regionale del terzo settore. Dopo cinque mesi, durante i quali il rappresentante legale della cooperativa chiede, senza ricevere alcuna risposta, aggiornamenti alla Regione sullo stato di avanzamento della pratica si chiede l’intervento del sindaco, che a sua volta chiede l’interessamento del consigliere regionale. Il tutto per una pratica che dovrebbe seguire il suo percorso senza la “gentile” intercessione di nessuno. Perché è un atto dovuto da parte di questa amministrazione dare risposte, positive o negative che siano. Perché non è accettabile, ma è vergognoso, che una cooperativa non possa accedere ai bandi perché la Regione impiega anni per sbrigare delle pratiche ordinarie. Perché è inverosimile che dirigenti e funzionari non si degnano mai di rispondere al telefono. Questo dimostra che la corruzione alberga dove si creano nicchie di potere. Cresce e si fortifica là dove non si generano risposte immediate. Trova terreno fertile in una amministrazione regionale che impiega cinque o sei mesi, quando siamo fortunati, per rispondere a mozioni ed interrogazioni. Dove si costringono i cittadini a cercare padri e padrini per bypassare l’ostacolo proprio dove non dovrebbe esserci. Finchè Zingaretti e la sua maggioranza non comprenderanno che leggi complicate e una burocrazia contorta sono il cemento della corruzione e della deriva politica ed amministrativa, finchè questa amministrazione non dimostrerà di essere capace di ricoprire il ruolo che le compete, a tutela e garanzia della legalità e della trasparenza, e si limiterà a dichiararsi estranea ai fatti, scandali e corruzione non saranno mai estirpate. Oggi la Regione Lazio si presenta come una struttura elefantiaca. La strada privilegiata per uscire da questa impasse è creare una Regione modellata sulle esigenze di tutti i territori del Lazio, più vicina ai cittadini, con la trasformazione di Roma in 21esima regione italiana. Solo l’attuazione di questa riforma consentirebbe più servizi e meno sprechi, meno burocrazia, meno corruzione e più controllo dei cittadini sulle scelte amministrative.

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