Crollo dell’edilizia pontina, un piano Marshall per rilanciare l’occupazione

Condivido e comprendo le ragioni dello sciopero del comparto edile proclamato per la giornata del 15 marzo. Per rilanciare il Paese serve una politica industriale in grado di rilanciare l’intera filiera. I numeri della crisi sono inquietanti, siamo passati in ambito nazionale dai 185 miliardi di euro di investimenti complessivi ai 122 del 2017 con una flessione di 60 miliardi di euro. Sono numeri incredibili di cui nessuno sembra interessarsi. In dieci anni abbiamo avuto quasi 600mila occupati in meno. Si parla delle crisi di numerose aziende, delle multinazionali ma queste cifre sembrano non destare interesse né preoccupazione. Il dato dei -600.000 posti di lavoro influisce pesantemente anche nel Lazio e nei nostri territori. Venendo alla provincia di Latina, ho avuto già modo di rilevare nelle scorse settimane come il trend sia fortemente negativo. Il rapporto Eures 2018 lo aveva rimarcato in modo inequivocabile. Nella nostra provincia, nell’ultimo quinquennio il crollo dell’edilizia (-4.500 addetti e -24,1%) ha inciso fortemente in negativo sul bilancio occupazione del settore secondario (-4.300 occupati e -8,7%). In termini di numeri reali si è passati da circa 10.000 operai iscritti in Cassa Edile a poco più di 5.000, da 1.900 imprese a 1.300, da una massa salari di 80 milioni di euro a circa 48 milioni. Pertanto, è arrivato il momento, non più rinviabile e procrastinabile, che si diano risposte chiare ed urgenti a questo settore, considerato uno dei motori principali dell’economia pontina, probabilmente uno dei pochi in grado di creare occupazione su tutto il territorio in tempi rapidi e determinare per ogni miliardo investito un vasto giro d’affari e nuovi posti di lavoro. Per rilanciare l’edilizia è necessario un Piano Marshall; occorrono investimenti che possano tradursi subito in cantieri. Solamente così, si può riportare il comparto delle costruzioni ai livelli produttivi e occupazionali pre-crisi e fare in modo che anche per l’edilizia così come per gli altri settori, si cominci ad intravedere la luce in fondo al tunnel. Mi preme sottolineare che ci sono 271 milioni di euro di investimenti in meno per le opere pubbliche in terra pontina. In dieci anni le amministrazioni locali non hanno fatto nulla perché lo Stato ha tagliato sempre più fondi. E il risultato è evidente: tante città cadono a pezzi, le strade sono impraticabili e la nostra provincia è sempre più isolata anche sul piano delle infrastrutture. Dunque è ora di muoversi. Il mio auspicio è che la giornata di domani serva per una riflessione profonda sulla crisi di questo settore, trainante per lo sviluppo del nostro Paese e del territorio laziale e pontino in particolare. Dalla riflessione però dovrà scaturire una svolta, che la politica deve favorire. Come? Attraverso una sinergia fra rappresentanti istituzionali, sindacati e associazioni datoriali. Tutti insieme dobbiamo remare nella stessa direzione. Per un nuovo piano Marshall dell’edilizia e dell’economia locale. Un nuovo miracolo italiano è possibile, remando tutti nella stessa direzione

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