Disoccupazione: dati Eures confermano l’inerzia di Zingaretti. Provincia di Latina nel baratro

I dati elaborati dall’Eures e diffusi dalla Uil sulla disoccupazione dimostrano il totale fallimento della politica messa in atto da Zingaretti e dalla sua giunta. I numeri parlano chiaro e non sono interpretabili. A Latina la disoccupazione è passata dall’8,5 % del 2008 al 16 % del 2014, con un totale di 38.400 disoccupati, contro una media regionale Lazio del 12,3%, con punte superiori al 21% in alcuni comuni della provincia, mentre la disoccupazione giovanile che si attesta intorno al 46%. A questo si aggiungono quelli che il lavoro lo hanno perso o sono in cassa integrazione. Solo 2014 l’Inps ha ricevuto ben 2654 domande di mobilità, il che significa che quei lavoratori hanno definitivamente perso il posto di lavoro, mentre le domande di Aspi (la vecchia indennità di disoccupazione) sono state pari a 21.854, in netta crescita rispetto all’anno precedente. Tutto questo si è tradotto in una caduta inesorabile del reddito per abitante che in provincia di Latina è sceso a 13.014 euro, contro i 18.891 della media del Lazio. La situazione è sfuggita di mano e da tempo. Zingaretti deve prendere atto che qualcosa non va e che, come sosteniamo da tempo, non basta qualche bando per ridare ossigeno alle imprese, per impedire che le aziende chiudano o delocalizzano. I dati dell’Eures non sono frutto di una opinione, ma il risultato di una indagine scientifica, condotta su un territorio che prende in esame tutto il Lazio ed entra nelle maglie di quelle province, come quella di Latina, che il presidente della Regione sembra troppo spesso dimenticare. Senza una politica economica seria e puntuale il rischio è continuare ad inseguire l’emergenza senza avere alcuna ricaduta positiva in termini di lavoro e occupazione. In questi due anni e più di amministrazione abbiamo cercato con ordini del giorno, mozioni ed interrogazioni di sollecitare una riflessione seria da parte di Zingaretti invitandolo a prendere in considerazione tutto il sistema Lazio, a parlare e confrontarsi con il sistema economico e le sigle sindacali, a recepire le proposte che provengono dai territori, a farsi promotore presso il Governo per la messa a punta di un programma di interventi straordinari e mirati per risollevare il tessuto economico locale. Il risultato è meno di zero ed oggi siamo di fronte ad una crisi che investe l’economia, distrugge le famiglie, demotiva i giovani, uccide le persone che hanno di fronte a loro solo il vuoto. Non pensiamo di avere la bacchetta magica e che una crisi strutturale, che ha portato il Lazio e le province in recessione, possa risolversi in due giorni. Ma siamo convinti che se si continua a glissare sul problema cercando di distogliere l’attenzione con annunci mirabolanti di bandi e iniziative dai nomi inglesi continueremo a stare fermi, o peggio, a scivolare nel baratro. I tanto sbandierati tagli di cui Zingaretti si fa paladino sono vicini al nulla come dimostra il fatto che da mesi si parla di tagli di poltrone e accorpamenti di società senza che ci siano passaggi concreti. Al di là delle motivazioni e delle responsabilità che hanno generato la crisi economica e sociale che stiamo attraversando, quello che inquieta è la cronicizzazione dei problemi perché evidenzia che non si è neanche tentato di risolverli. Questa inerzia, l’immobilismo della maggioranza che governa la Regione nel mettere in atto strumenti straordinari e reali per dare ossigeno all’economia ha trasformato il primo maggio, festa dei lavoratori, nel funerale del lavoro.

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