Economia pontina a rischio recessione, sinergia con le parti sociali per evitare il baratro

Un territorio a rischio declino. Il quadro che viene fuori dal rapporto 2018 sullo stato delle province del Lazio, redatto dall’Eures in collaborazione con l’Upi, almeno per l’area di Latina è a dir poco preoccupante. Stando a quanto si evidenzia nel report, i dati negativi arrivano soprattutto dall’economia. Alcuni settori risentono più di altri di una crisi senza precedenti e che rischia di diventare senza sbocchi. Mi riferisco in primis al campo delle costruzioni. Nella nostra provincia, nell’ultimo quinquennio è il crollo dell’edilizia (-4.500 addetti e -24,1%) a portare il bilancio occupazione del settore secondario in negativo (-4.300 occupati e -8,7%). Conseguentemente in calo anche il contributo dell’industria all’occupazione totale della provincia, passato dal 24,7% del 2013 al 21,2% del 2017. Ma ad allarmare sono anche i numeri di quello che dovrebbe essere un settore trainante del territorio pontino, ovvero il turismo. Il raffronto rispetto al 2013 è disarmante. Si registra un tracollo nelle presenze (-26,7%), ed una brusca flessione negli arrivi (-7,7%). Il calo riguarda anche gli arrivi di turisti stranieri nell’ultimo anno (-8,1%) come pure le loro presenze (-4,6%). Il dato diventa più marcato ancora in rapporto a 4 anni prima (-58,8% nelle presenze e -20,9% negli arrivi di turisti dall’estero). Il tutto avviene nonostante gli sforzi dell’imprenditoria locale turistica, se è vero che l’offerta ricettiva presenta un incremento nell’ultimo anno sia dei posti letto nelle strutture alberghiere (+0,6%) sia in quelle complementari (+3,3%).
Le cifre elencate non possono lasciare indifferente chi svolge un ruolo nelle istituzioni. Abbiamo il dovere, anche morale, di intervenire e di farlo mostrandoci compatti, con un piano di rilancio che passi per una seria politica economica. Bisogna sconfiggere questo ‘cancro’ che ha colpito la nostra provincia e la sta portando sul baratro della recessione. La stessa che è sempre mancata alla provincia di Latina e che deve costruirsi facendo leva sui fondi europei con progetti credibili che possano dare nuovo slancio ai distretti dal nautico alle costruzioni. Competitività economica, accesso al credito, sostegno alle nuove imprese e ricerca sono i pilastri di un nuovo modo di fare economia sul nostro territorio. Se ci uniremo, istituzioni, rappresentati politici a tutti i livelli, parti sociali la nostra provincia potrà tornare ad essere un motore di sviluppo e non solo un gigante spossato. Per combattere e vincere questa sfida dobbiamo pretendere che questa provincia ottenga tutti gli strumenti, infrastrutturali, logistici per tornare ad essere competitiva, per tornare ad essere il territorio in cui le aziende vogliono investire. Solo se andiamo alla radice del problema potremo mettere un punto a questa desolazione che sta sostituendo la ricchezza che il lavoro produce. Purtroppo nel rapporto di Eures, gli aspetti negativi non si fermano all’economia. Altre note dolenti arrivano dalla sanità. Balza agli occhi soprattutto il tema della carenza nella dotazione organica. Il decremento occupazionale della provincia di Latina è il più elevato nel Lazio (-11,5%) rispetto a quattro anni prima. Il problema è regionale (-8,3%) ma è evidente che nell’area pontina è maggiore. In quattro anni si sono perse 355 unità, nonostante l’urgenza di nuovi ingressi in questo comparto. Il personale sanitario già gravemente sottodimensionato è quindi costretto a lavorare in condizioni difficilissime. Basta evidenziare il dato presente nel rapporto, che sottolinea come la zona pontina sia l’unica a presentare un aumento negli accessi dei Pronto Soccorso, relativamente all’ultimo anno (+0,7%). A questo bisogna aggiungere le difficoltà dell’assistenza distrettuale. Latina e provincia sono carenti di pediatri (1.068 bambini per pls), come pure di medici di famiglia (1.177 pazienti per medico di base). Dal rapporto Eures emergono grossi problemi anche nel settore sociale. Mi riferisco in particolare alle esigue risorse che i Comuni destinano per i servizi di assistenza domiciliare socio-sanitaria alle persone economicamente svantaggiate. La media regionale è del 18,5%, mentre le amministrazioni comunali della provincia pontina destinano mediamente appena il 6,1% della spesa corrente in questo ambito. Io sono del parere che sul sociale le amministrazioni locali non possono e non devono fare utili, ma occorre fare uno sforzo maggiore ed investire. C’è l’urgenza di alzare le leve del welfare, attraverso il vero impiego delle risorse. In questo ambito bisogna quindi rafforzare il ruolo dei distretti, soprattutto sotto il profilo socio assistenziale

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