Editoria, Crimi pensi alle testate che rischiano di chiudere e a migliaia di giornalisti a spasso

Con i tagli al mondo dell’editoria mi pare chiaro che l’obiettivo è quello di sopprimere ogni sostegno al mondo dell’informazione, soprattutto locale. Bisogna mettere in atto ogni azione possibile per evitare che si dia un ulteriore colpo alla libertà di stampa dopo il drastico ridimensionamento dei fondi per l’editoria. Crimi predica bene, ma razzola male. Cosa significa voler premiare il giornalismo vero e puro? Cosa vuole dire studiare strumenti atti a valorizzare quei media che si contraddistinguono per lealtà, indipendenza, imparzialità, completezza dell’informazione? Perché il giornalista non dovrebbe essere più centrale nella diffusione delle notizie? Io dico che occorre partire dal valore della libertà di stampa. Senza giornali e giornalisti non c’è filtro alle notizie. Se esiste oggi il problema delle fake news lo si deve al fatto che non c’è chi controlla la veridicità delle notizie. Ma il problema vero è un altro. Prima di fare tagli bisognerebbe verificare e ascoltare. Con la decisione presa sarà inevitabile la chiusura di gran parte dei giornali editi da cooperative di giornalisti e poligrafici. I grandi gruppi editoriali già non attingono al Fondo per il pluralismo. Sono i piccoli, i quotidiani provinciali (che il più delle volte sono riusciti a sopravvivere proprio grazie al fatto di essere editi da cooperative, da onlus o enti morali) a rischiare di chiudere. A Vito Crimi voglio ricordare una cosa: accedere ai fondi non è una passeggiata, richiede bilanci certificati, regolarità contributiva e retributiva, assunzione dei soci, contributo in base alle copie vendute. Il rischio è che tra 3 anni, se non subentra una nuova legge sull’editoria, tutti i giornali di questo tipo faranno fatica a sopravvivere. Sono a rischio circa diecimila posti di lavoro. Ma la cosa bizzarra è che con il decreto milleproroghe sono stati previsti i fondi a favore delle società di distribuzione, le edicole. Cosa giusta, ma bisognerebbe spiegare ai 5 Stelle che senza i giornali le edicole non hanno nulla da vendere. In tutto il mondo sono previste forme di di finanziamento pubblico alla cultura e all’editoria. Ci si dovrebbe preoccupare di garantire certezze e dare prospettive alle imprese perché raggiungano un equilibrio economico. Senza la carta stampata si rischia di dare campo libero alle informazioni ‘pilotate’ e alle fake news. Ed è proprio questo l’obiettivo dei tagli ai fondi per il pluralismo. I 5stelle non vogliono che la gente s’informi ma che venga indirizzata solo dal web, dalla piattaforma Rosseau. A questi signori ricordo che le voci diverse, anche se critiche, sono il sale della democrazia liberale

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