Emergenza carcere di Latina, necessario intervenire subito

La severità della pena non può, e non deve, essere confusa con la mancanza di rispetto per la dignità delle persone recluse. La situazione del carcere di Latina è di massima emergenza. La casa circondariale di via Aspromonte è sovraffollata, con una presenza di detenuti che supera del 50% la capienza massima disponibile. Certo è che la soppressione della sede giudiziaria di Gaeta, e la conseguente annessione dei Comuni Gaeta, Formia, Itri, Ponza, Ventotene, Minturno, Castelforte, Spigno Saturnia e Santi Cosma e Damiano, ha alleggerito la situazione di Latina con lo spostamento delle competenze a Cassino ma questa non è una soluzione. Al problema del sovraffollamento si aggiungono infatti i nodi legati a una struttura costruita oltre settanta anni fa, inadeguata per carenza di interventi strutturali e di manutenzione. Il carcere di Latina, che ho visitato in questi giorni, necessita di interventi mirati e degli strumenti adeguati per uscire da questa gravissima situazione. Anche la giustizia sta subendo gli effetti deleteri e negativi di quei tagli lineari che nulla hanno a che vedere con la spending review. Il contenimento della spesa, infatti, avviene con la cancellazione degli sprechi e con l’efficienza dei servizi erogati, si traduce nel taglio della burocrazia, che resta il male principale del nostro Paese, e si ricapitalizza in qualità. Ma tutto questo non avviene e la struttura riesce ad andare avanti solo grazie alla dedizione e alla passione di chi la dirige e di chi opera al suo interno. Ancora una volta ci troviamo di fronte ad un buco istituzionale, a tutti i livelli, che viene colmato solo grazie alla professionalità degli operatori. Ancora una volta ci troviamo di fronte ad alcuni disservizi, come quelli legati alle cure e all’assistenza sanitaria e psicologica, di cui i detenuti necessitano. Per effettuare una normale visita i detenuti devono essere tradotti nelle strutture sanitarie con aggravi sia sotto il profilo economico che logistico. E tutto questo a fronte della legge che chiaramente afferma che la salute dei detenuti deve essere garantita dalla Regione tramite la Asl. Per queste ragioni mi farò portavoce nelle sedi preposte affinchè si verifichi la possibilità di mettere a punto un protocollo di intesa, con il coinvolgimento della Asl e della Regione Lazio, al fine di effettuare delle visite programmate all’interno della struttura stessa garantendo l’assistenza sanitaria ai detenuti. Diamo atto all’ex assessore Pino Cangemi che si era attivato, nel corso della legislatura precedente, per risolvere alcune delle criticità che riguardano la struttura. In questi giorni stiamo verificando le iniziative poste in essere per comprendere a che punto siano arrivate le procedure e proseguire sulla strada tracciata constatando se sia possibile stanziare delle somme per interventi strutturali di cui il carcere di Latina necessita nell’immediato. Si tratta di un atto di civiltà per una situazione che le istituzioni responsabilmente devono affrontare non a suon di annunci ma con azioni concrete.

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