Emergenza Coronavirus ripropone l’urgenza di medici specialisti. Servono nuove assunzioni nella sanità

L’emergenza epidemiologica da Covid-19, noto come Coronavirus, ripropone con maggiore forza e urgenza un problema cronico della nostra sanità: quello del potenziamento del personale nei nostri ospedali e nelle strutture territoriali. 
Stando ad un recente rapporto stilato da Anaao Assomed (Associazione medici dirigenti), nel periodo tra il 2018 e il 2025 dei circa 105mila medici specialisti attualmente impiegati nella sanità pubblica ne potrebbero andare in pensione circa la metà, ossia 52.500.
Urge aumentare il numero di specialisti, attualmente esiguo. Vi è già da tempo una grave carenza di alcune figure mediche importanti. Penso agli anestesisti, ai ginecologi, ai pediatri, ai cardiologi, come pure agli ortopedici, ai geriatri e ai medici di medicina d’urgenza. La mancanza di specialisti sta determinando in molti ospedali seri problemi di funzionamento, nei grandi centri urbani come pure nelle piccole realtà di provincia, dove c’è il rischio reale di chiudere servizi. A tal fine occorre assolutamente aumentare i contratti di specializzazione tenendo conto del reale fabbisogno di specialisti nei prossimi anni. 
Ed è per questo che di recente ho voluto complimentarmi con l’Asl di Latina per l’accelerata impressa sull’aumento di personale medico, attraverso l’assunzione di alcune decine di medici specialisti. Deve essere solo il primo passo di un processo che vista l’emergenza incalzante può e deve richiedere tempi più celeri.
Il futuro si annuncia davvero problematico per tutto il comparto, con un ammanco di 17.836 camici bianchi nel prossimo quinquennio. La proiezione al 2025 del numero di medici/100.000 abitanti, sempre secondo l’Anaao evidenzia come nessuna Regione sia in grado di soddisfare i bisogni previsti. 
Nel Lazio occorre sottolineare che stando ad una stima di Bankitalia la dotazione di personale sanitario pubblico è pari a 74,8 addetti ogni 10.000 abitanti. Ovvero una dotazione inferiore del 32% rispetto alla media nazionale (109,9 addetti). 
Serve uno sforzo straordinario per ridurre un gap pesante che penalizza gli operatori della sanità e l’utenza della nostra regione. A partire da una programmazione pluriennale per le nuove assunzioni, non solo negli ospedali ma anche nei servizi territoriali

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