Favorire il coinvolgimento dei medici di base nei servizi di assistenza domiciliare

Guardo favorevolmente alla proposta di un progetto sperimentale che preveda il coinvolgimento dei medici corsisti e diplomati in medicina generale all’interno dei servizi di assistenza domiciliare programmata. Purchè si proceda finalmente nel mettere a sistema la sanità territoriale, a partire dai medici di medicina generale, distretti e Casa della Salute, tutti elementi essenziali per evitare il fenomeno dell’affollamento dei Pronto Soccorso. Sono infatti convinto che il vero obiettivo sia quello di rafforzare il territorio. Occorre però ripensare ad un nuovo modello di sanità in grado di privilegiare l’offerta territoriale. Le nostre aziende sanitarie danno spesso l’indicazione di recarsi in ospedale solo per le massime urgenze spiegando che esistono anche i medici di base e le strutture ambulatoriali sul territorio dedicate ai codici bianchi. Ad oggi però sul campo di risultati se ne sono visti pochi. Ed occorre stringere i tempi, anche alla luce di ulteriori problematiche che sono ormai all’orizzonte. Il progressivo invecchiamento della popolazione, collegato all’aumento della prevalenza nel territorio delle patologie croniche e quindi di pazienti complessi, (senza dimenticare l’ondata di pensionamenti di medici prevista nei prossimi anni), rende urgente un cambio di strategia. Quindi ben venga l’inserimento dei medici di base e/o comunque diplomati in Medicina Generale all’interno dei servizi di assistenza domiciliare programmata, ma occorre ripeto potenziare tutta la rete territoriale. Il potenziamento del ruolo del medico di famiglia può certamente contribuire a contenere il fenomeno dell’intasamento dei Pronto Soccorso. Ma ripeto, occorre mettere a sistema tutta una serie di servizi

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