Giusta la battaglia dei sindacati contro le consulenze d’oro di Zingaretti

Non posso che dare merito al presidente Zingaretti di essere riuscito là dove tutti avevano fallito: mettere d’accordo tutte le sigle sindacali contro di lui. Il tema è quello degli incarichi esterni che hanno fatto tremare il presidente durante la puntata di Report che ha portato alla luce quello che noi umani non avremmo neanche potuto immaginare. La battaglia contro la carrellata di incarichi esterni che Zingaretti ha deciso di assegnare, ignorando le professionalità interne a questa amministrazione e con un notevole dispendio di risorse pubbliche, la stiamo portando avanti da tempo. Abbiamo presentato interrogazioni, mozioni che sono rimaste o nel silenzio totale oppure hanno ricevuto risposte distratte e incomplete. Da sempre sosteniamo che prima di procedere all’assegnazione di incarichi esterni il presidente avrebbe fatto bene a verificare se tra gli oltre 250 dirigenti della Regione almeno uno si avvicinasse ai requisiti richiesti. Invece nulla. Ed ora si scopre che i curricula per questi incarichi sono stati addirittura spediti a Londra dove una commissione, estremamente competente, è riuscita prima a tradurli e poi a ritenere idonei, ad oltre 1500 km, di distanza solo quelli che sono amici di partito, politici di vecchia data, parenti, storici dirigenti del Pd in cerca di poltrona ed indagati. Capacità che ha quasi del paranormale. Un rigore ed una trasparenza che ci lasciano senza parole e che hanno portato all’assegnazione di ben 76 dirigenze esterne, compresi i 13 direttori degli Enti parco, a cui sono corrisposti compensi che vanno dai 100 a 180mila euro l’anno. Per un esborso totale, da parte dell’amministrazione di 18 milioni di euro l’anno e quindi 60 milioni di euro per i cinque anni di legislatura Zingaretti. Per non parlare dell’aria nuova a cui Zingaretti si appella ad ogni piè sospinto quando presenta la rivoluzione di cui è stato portatore nel Lazio. Basta pensare al segretario della giunta regionale che a 76 anni anziché “fare il nonno”, espressione di renziana memoria, è risultato una professionalità a cui questa Regione non poteva rinunciare. Il tutto nel mancato rispetto della legge e di tutte le norme in materia che prevedono, come da decreto legislativo del 2001 e come ribadito più volte dalla Presidenza del Consiglio e dal ministero dell’economia, che non si può conferire un incarico dirigenziale ad un soggetto che abbia superato i 67 anni di età. Queste decisioni stanno, ingiustamente e senza ragione alcuna, penalizzando i dipendenti della Regione che vengono, come ben sottolineano i sindacati, tacciati di inadeguatezza ed incompetenza a fronte di dirigenti che ad oggi non ci sembra abbiano prodotto chissà quali miracoli se non quello di essere stati scelti sostituendo i criteri di meritocrazia e professionalità con quelli di bandiera. Siamo al fianco dei sindacati e dei dipendenti della Regione e con loro rivendichiamo una Regione più equa e più sobria, rigida nel taglio degli sprechi e generosa nei servizi. Una Regione non alla Blade Runner ma reale e contemporanea a se stessa.

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