Ipab: il riordino deve essere fatto con legge non con la fretta targata Pd e Zingaretti

Sulla riorganizzazione delle Ipab la Regione deve legiferare. Non c’è altra strada. Non ci sono ragioni per arrampicarsi  sugli specchi cercando di recuperare in fretta e furia quanto non fatto da questa Regione, inadempiente rispetto a quanto sancito dalla norma nazionale risalente al 2001 ed efficace sino al 2003, per ben quattordici anni. La giunta non può procedere al riordino con una deliberazione. Deve applicare quanto esplicitamente contenuto nelle leggi regionali n. 12 e 17 di agosto e dicembre 2016 che sanciscono che le Ipab “sono trasformate con apposita legge regionale”. La competenza è del consiglio chiamato ad entrare nel merito della questione. Per di più che in Regione non esiste l’istituto della legge delega. Di questo siamo fermamente convinti e questo abbiamo sostenuto oggi in commissione affari costituzionali. Il riordino, l’estinzione, la trasformazione, fusione o depubblicizzazione di questi istituti ci impone di effettuare scelte ponderate che solo una legge può contenere. Non si tratta di unire scatole vuote ma di modificare sostanzialmente lo status giuridico di Istituti che oggi erogano servizi fondamentali sul piano dell’assistenza e del sociale. Oggi Zingaretti e la sua giunta con questo schema di deliberazione non dicono come si pensa di garantire, a fronte del riordino previsto, l’erogazione di tutti quei servizi che le Ipab oggi erogano sul territorio. Non dicono se hanno preso atto, intendono prendere atto e adempiere, nel caso ad esempio dell’Ipab Santa Margherita di Roma per la quale si propone la fusione con l’Istituto Romano di San Michele, della decisione del Tar. Non ci dicono che fine faranno gli accordi che alcune di queste Ipab hanno con i rispettivi Comuni per servizi socio assistenziali. Con questo schema di deliberazione si prevede di privatizzare 14 Ipab. Chi amministra questa Regione si rende conto di cosa significhi privatizzare? Sa che il patrimonio di queste Ipab resta comunque pubblico cioè finalizzato all’assistenza come previsto dagli atti fondativi? Sa dirci chi, dopo la privatizzazione, controllerà come viene gestito un patrimonio che, in molti casi come quello dell’Ipab Sant’Alessio, ammonta a qualche centinaio di milioni di euro e soprattutto dove finiranno i proventi? Quesiti che non possono trovare risposta in un atto amministrativo ma possono essere soddisfatti solo con un puntuale atto legislativo.  Solo in questo modo si potranno rispettare i parametri di efficienza, efficacia ed economicità a cui il riordino delle Ipab deve ispirarsi. Oggi la giunta Zingaretti ci ha posto di fronte alle medesime criticità e alla stessa sommarietà che portò, durante l’era Marrazzo, al ritiro di una analoga deliberazione. Perché il problema come qualcuno vorrebbe non può essere aggirato, deve essere affrontato. Per questo ci battiamo e ci batteremo.

 

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