Licenziamenti Vivenda, la Regione procederà a nuove verifiche. Occorre andare fino in fondo

I licenziamenti operati dalla Vivenda nei confronti di 11 addette allo sporzionamento dei pasti presso l’ospedale Goretti di Latina devono richiamare l’attenzione della Regione Lazio sul tema dei diritti dei lavoratori. Si tratta di un’evidente violazione delle tutele fondamentali riconosciute dallo Statuto dei lavoratori e dalla nostra Costituzione. Una misura drastica come il licenziamento collettivo non può essere assunta con decisioni perentorie e in tempi così brevi, qualunque ne sia la giustificazione –ha affermato Simeone- le lavoratrici avevano accettato inizialmente, per spirito di tolleranza e professionalità, di svolgere mansioni extracontrattuali, salvo sollevare successivamente i loro rilievi. Il trasporto dei carrelli aveva cagionato lesioni fisiche ad alcune di loro, tanto che si erano rivolte ad un legale per le loro rimostranze. Sono chiaramente emerse problematiche legate alla mancanza di sicurezza nell’ambiente di lavoro. Ciò nonostante, a febbraio si è proceduto con i licenziamenti. Mi sorprende soprattutto la violazione delle norme a tutela dei lavoratori. Siamo in presenza di un comportamento antisindacale. Prendo atto che l’assessore D’Amato nel rispondere in aula alla mia interrogazione, ha assunto l’impegno di procedere con nuovi accertamenti e ulteriori verifiche sulla vicenda. La Regione Lazio non può permettere che nel silenzio più assoluto si possa perpetrare un vero e proprio abuso nei confronti delle lavoratrici. La Vivenda spa, ha imposto il licenziamento collettivo a 11 operatrici senza aver mai assunto un atteggiamento conciliativo, attuando una condotta antisindacale e anticostituzionale, lesiva della dignità e dell’integrità morale delle lavoratrici. Auspico una verifica dettagliata sulla legittimità delle procedure di licenziamento e con eventuale accertamento della violazione delle regole contrattuali da parte del datore di lavoro. Credo non si possa tollerare lo sfruttamento di 11 donne, tra cui madri di famiglia, calpestando delle regole sacrosante contenute nello statuto dei lavoratori. Per quanto mi riguarda posso dire che farò di tutto affinchè emerga la verità su questo caso. Mi aspetto una risposta definitiva da parte dell’amministrazione regionale. Ed in tempi brevi

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