Mafia Capitale, Zingaretti non ha alibi. Si dimetta

In consiglio regionale oggi si sta discutendo la mozione di sfiducia sottoscritta dall’opposizione. Oggi, con forza, stiamo chiedendo un atto di dignità politica da parte del presidente Zingaretti. Questo è il tempo dei chiarimenti sulle responsabilità dirette che ciascuno ha, a partire da chi come Zingaretti, ha l’onore e l’onere di guidare questa amministrazione. E non basta dire che la sua giunta è pulita, che è certo che le persone coinvolte avranno modo di spiegare la loro posizione nelle sedi opportune. In questi mesi non gli abbiamo mai sentito dire che lei si assume la responsabilità politica di questa disfatta morale proponendo soluzioni, in nome della trasparenza e della pulizia. Ho firmato in maniera convinta la mozione perché era il modo per aprire il confronto a riflettere con il presidente Zingaretti cosa possiamo fare per ridare alla politica, in questa amministrazione, il ruolo di trasparenza e legalità che le compete. Noi, vogliamo comprendere le ragioni di una evidente negligenza, quella di Zingaretti, nello scegliere i collaboratori e nel non saper vigilare sul loro operato. La medicina sta nel confronto sugli atti, nella discussione che deve arrivare ad una decisione condivisa. Non sta nella nomina di giudici nell’amministrazione che diventano solo muri dietro cui nascondere la propria incapacità di agire. L’ignoranza, intesa come non conoscenza dei fatti, non assolve Zingaretti in alcun modo, ed anzi avvalora la necessità non prorogabile di fornire a noi, ma soprattutto lo ribadisco ai cittadini, queste spiegazioni. Noi chiediamo a gran voce di ripulire il campo, di riportare la necessaria trasparenza nella Regione Lazio. Lo facciamo perché lo scandalo di Mafia Capitale è arrivato a colpire anche il cuore della Regione Lazio. Di fronte a questo voltarsi dall’altra parte non è più possibile. Perché il contrasto alla criminalità organizzata è un affare prima di tutto delle istituzioni e della politica, intesa come espressione della società, e non solo delle forze dell’ordine e della magistratura. Stiamo subappaltando ai giudici un compito, quello del controllo, che spetta prima di tutto  a noi come espressione di un partito politico prima e di un’istituzione dopo. Da persona onesta che rappresenta tantissimi cittadini onesti ho il dovere e il diritto di denunciare quanto, in questa Regione, non va. E quanto sta creando voragini profondissime che si trasformano in terreni fertili dove la criminalità organizzata può far fiorire i propri interessi. Sapere che il presidente Zingaretti è preoccupato non ci interessa. Servono azioni concrete. Le stesse che in questi anni non abbiamo visto da parte di Zingaretti e della sua giunta. E, cosa ancora peggiore, continuiamo ad assistere ad una abdicazione della politica, e del presidente Zingaretti, che cerca di chiudere la questione nominando membri della magistratura, inserendo componenti del comitato anti corruzione e dell’osservatorio per la legalità e la sicurezza della Regione Lazio nelle procedure. Gli anticorpi per fermare il contagio di virus indesiderati e mantenersi in piena e prospera salute siamo noi. Se noi non reagiamo il virus continuerà a contaminare tutto e la responsabilità sarà solo la nostra. In questa Regione il tanto decantato cambiamento non c’è stato. Basta pensare che i dirigenti si negano al telefono e prendere un appuntamento con loro è un terno al lotto, le imprese non hanno riferimenti e sono costrette a cercare lo sponsor di turno per avere risposte, un cittadino o un’associazione per sapere a che punto è una pratica deve immolarsi al santo di turno, lettere, interrogazioni e mozioni rivolte al presidente e ai membri della sua giunta giacciono nei cassetti anni prima di avere una risposta, per un parere paesaggistico non trascorrono meno di tre anni.  “Mafia Capitale” è anche e soprattutto questo. E’ il sintomo di un buco nero che sta nel sistema, che sta dentro questa spirale di risposte mancate, di funzionari che oziano, di incapacità prolungata di dare risposte nel quotidiano. E’ questo che doveva essere cambiato perché è questo il vestito con cui la corruzione entra nelle maglie dell’amministrazione. Il sistema della corruzione ha radici nelle piccole cose. Sta nell’incapacità costante di rispondere all’ordinario. Meglio uno scatto di orgoglio e trasparenza oggi che attendere l’irreparabile e che ad uno ad uno quelli che dovevano essere i baluardi della legalità e della trasparenza cadano sotto la scure degli inquirenti.

Per leggere il testo integrale dell’intervento clicca qui: intervento consigliere SIMEONE su sfiducia a Zingaretti

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