Migliorare l’accoglienza nei Pronto Soccorso, ma servono i vigilantes

Migliorare la fase dell’accoglienza nei Pronto Soccorso e dotare le strutture di vigilantes. Prendo atto dell’ultimo davvero inaccettabile atto di violenza contro il personale sanitario avvenuto all’ospedale San Giovanni di Dio di Fondi lo scorso 22 gennaio. Si tratta di fatto dell’ennesimo campanello di allarme per un fenomeno che continua a dilagare e che come istituzioni deve vederci in prima linea per trovare misure di prevenzione e repressione realmente applicabili a tutela del personale medico e infermieristico. I dati forniti dall’assessorato alla Sanità evidenziano che negli ultimi 5 anni nella nostra regione sono state 553 le segnalazioni pervenute, con una lieve prevalenza delle aggressioni verbali nei confronti delle donne. La maggior parte (il 23%) avvengono nei Pronto Soccorso, o durante il trasporto di emergenza (21%), nei Reparti Psichiatrici (17%) o nei Reparti di Area medica (11%). Niente e nessuna motivazione può giustificare la violenza nei confronti dei medici e degli altri operatori. Certo, dobbiamo tenere conto dei problemi cronici della nostra sanità. In particolare sale d’aspetto affollate e allungamento dei tempi di visita nelle aree di emergenza, allungamento di liste d’attesa, ritardo dell’arrivo dei mezzi di soccorso, richiesta di prestazioni non adeguate, carenza di posti letto. Ma tutte queste criticità non possono essere pagate da coloro che lavorano per risolvere i problemi di un sistema di cui sono altrettanto vittime. Come componente dell’Osservatorio regionale sulla sicurezza degli operatori sanitari, che si è insediato nello scorso mese di ottobre ho lanciato una doppia proposta che prevede 1) il miglioramento della fase dell’accoglienza nei Pronto Soccorso, 2) la presenza o l’implementazione della vigilanza nelle strutture ospedaliere, per dare adeguate garanzie di sicurezza agli operatori. Va colta l’importanza dell’istituzione dell’Osservatorio sulla sicurezza degli operatori sanitari. La struttura, fortemente richiesta dagli operatori, ha l’obiettivo di esaminare e comprendere le dimensioni del fenomeno delle aggressioni al personale sanitario, che negli ultimi mesi ha visto aumentare a livello nazionale il numero dei casi denunciati. Le mie due proposte hanno come finalità, quella di contribuire a trovare soluzioni non tampone ma sistematiche per il bene della sanità, degli utenti e degli operatori stessi.

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