Nel Lazio 15000 disoccupati in più solo nell’ultimo anno

Gli ultimi dati sull’economia del Lazio certificano l’enorme crisi occupazionale della nostra regione. Il rapporto elaborato da Banca d’Italia evidenzia la tendenza generale negativa. Con l’aumento dell’offerta di lavoro e la debole dinamica dell’occupazione, dopo tre anni di calo sono tornati a crescere i disoccupati, stimati in 15.000 unità in più rispetto all’anno scorso. Il tasso di disoccupazione si è portato all’11,1 per cento, superando quello medio italiano (in calo al 10,6 per cento). L’ultimo decennio ha fatto registrare un autentico crollo delle aspettative per tanti giovani della nostra regione. Rispetto al 2008, nel Lazio il tasso di disoccupazione rimane più elevato di 3,7 punti percentuali (di 3,9 in Italia). Siamo in presenza di una piaga sociale devastante. All’aumento del numero di disoccupati del 2018 ha certamente contribuito il forte calo del numero di scoraggiati. Si tratta delle persone inoccupate che l’anno scorso hanno intrapreso una ricerca attiva di impiego e che in precedenza, pur essendo disponibili a lavorare, non cercavano un lavoro perché ritenevano di non poterlo trovare. Inoltre tra i disoccupati è aumentato il numero di coloro che sono in cerca di lavoro da più di 12 mesi (i cosiddetti disoccupati di lunga durata), per i quali la probabilità di trovare un impiego è più bassa. Un altro dato fortemente negativo è quello del tasso di disoccupazione di lunga durata, che si è portato nel 2018 al 6,4 per cento, dal 5,9 dell’anno prima, mentre quello di breve (riferito a chi cerca lavoro da meno di 12 mesi) è rimasto pressoché invariato.

Tra i settori in maggiore sofferenza c’è l’edilizia. Secondo il rapporto relativo all’Osservatorio sullo stato di salute dell’edilizia, presentato oggi da Federlazio, nella nostra regione la situazione di crisi si evidenzia attraverso la chiusura di 764 imprese (-1%) e di oltre 30 mila occupati in meno (-18,8%). Il grafico sugli andamenti dei singoli segmenti di mercato ha evidenziato che i settori maggiormente in difficoltà sono quelli dell’Edilizia Industriale (-36,6%) e degli Interventi di Recupero Urbano (-35,7%), segue l’Edilizia Ricettivo/Alberghiera con un -24,3%. Nella provincia di Latina, nell’ultimo quinquennio il crollo dell’edilizia (-4.500 addetti e -24,1%) ha inciso fortemente in negativo sul bilancio occupazione del settore secondario (-4.300 occupati e -8,7%). In termini di numeri reali si è passati da circa 10.000 operai iscritti in Cassa Edile a poco più di 5.000, da 1.900 imprese a 1.300, da una massa salari di 80 milioni di euro a circa 48 milioni.

Questi numeri dimostrano la fragilità di un tessuto provinciale e regionale che non riesce ad essere più competitivo, in cui le imprese non trovano più lo stimolo ad investire. L’imperativo deve essere l’operatività, il fare. Di parole ne abbiamo spese tante e i tavoli in molte occasioni si sono trasformati nei luoghi in cui gli intenti prendono il sopravvento sulle azioni. Dobbiamo chiudere la fase dei protocolli di intesa che restano carta straccia. Dobbiamo intervenire in modo concreto perché i cittadini e le famiglie del Lazio oggi non sanno come sopravvivere, avendo perso il lavoro ed ogni prospettiva di futuro. Occorre perciò creare una sinergia fra rappresentanti istituzionali, sindacati e associazioni datoriali. Tutti insieme dobbiamo remare nella stessa direzione. Per un nuovo piano Marshall dell’edilizia e dell’economia pontina e laziale.

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