Nomine manager sanitari, il Lazio non è terra di conquista

Mi accusano di essere provinciale? Ebbene sono fiero di esserlo. In merito al mio voto contrario in commissione Sanità sulle nomine di tre manager provenienti da altre regioni rispetto al Lazio, ci tengo a sottolineare come abbia voluto difendere il territorio dall’ennesima operazione politica dell’amministrazione Zingaretti, volta a premiare professionalità esterne al nostro contesto. Un modus operandi costante, quello delle gestioni di centrosinistra, da sempre poco attente alle istanze locali. Il Lazio non può essere considerato alla stregua di una terra di conquista o da depredare. Forse il governatore doveva pagare una cambiale post-elettorale tutta interna al Pd? Faccio i complimenti a Zingaretti e all’assessore D’Amato per aver effettuato delle scelte senza tener conto del territorio. Forse l’unico metodo che conoscono per governare è quello della becera gestione del potere. Così come recentemente ho difeso le ragioni del territorio pontino relativamente alla nomina di un ‘esterno’ alla direzione amministrativa dell’Asl di Latina, mi sento il dovere di tutelare gli interessi di migliaia di professionisti del Lazio, per nulla considerati da Zingaretti e D’Amato, che hanno scelto manager provenienti da Emilia Romagna, Sardegna e Friuli Venezia Giulia alla guida di aziende illustri come il Sant’Andrea, il San Giovanni Addolorata o la stessa Asl di Frosinone. Vorrei ricordare come nella nostra regione, ci siano tantissimi professionisti che questo territorio lo conoscono e lo vivono. Professionisti consapevoli dei limiti, ma anche delle potenzialità e delle eccellenze di un settore vitale come quello della sanità. Evidentemente paghiamo pegno ancora una volta per ragioni forse riconducibili ad impegni elettorali già presi. Da troppi anni si assiste ad un autentico ‘saccheggio’ a scapito delle professionalità locali, che pure sono tante ed apprezzate. Il mio non va considerato sfogo ma una riflessione spero condivisa sulla necessità di rivendicare l’autonomia decisionale di un territorio, troppo spesso penalizzato dalle beghe interne di una parte politica.

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