Non bastano le iniziative ‘spot’, all’Asl di Latina manca una politica territoriale

Non bastano iniziative ‘spot’, all’Asl di Latina manca una politica sanitaria sul territorio. Posso anche condividere la scelta di sospendere l’attività di guardia medica in provincia, dovuta a motivi di sicurezza soprattutto alla luce dei recenti fatti di cronaca. In tal senso però voglio ricordare che come componente dell’Osservatorio regionale per la sicurezza degli operatori sanitari ho presentato due proposte concrete come, il miglioramento della fase dell’accoglienza nei Pronto Soccorso e la presenza o l’implementazione della vigilanza nelle strutture ospedaliere, per dare adeguate garanzie di sicurezza agli operatori. Mi piacerebbe conoscere la posizione dell’Asl su questi due punti. Più in generale però devo rilevare come l’azienda non abbia portato avanti una politica territoriale volta a migliorare l’offerta sanitaria. L’Asl di Latina ha chiesto di recarsi in ospedale solo per massime urgenze spiegando che esistono anche i medici di base, le strutture ambulatoriali sul territorio dedicate ai codici bianchi. Ma i risultati non si vedono. Questo significa che l’assistenza territoriale è insufficiente, non capillare e poco conosciuta laddove esiste. Che le tanto celebrate Case della salute sono state un flop visto che nessuno sembra neanche prenderle in considerazione. E che gli ospedali restano l’unico riferimento per i cittadini. Non possiamo non tenere conto del fatto che i Punti di primo intervento rappresentano dei presidi fondamentali, nell’erogazione di servizi di emergenza urgenza e nello svolgere il ruolo di catalizzatori di migliaia di utenze che in loro assenza andrebbero ulteriormente ad intasare i Pronto Soccorso degli ospedali già in costante sovraffollamento. Non possiamo agire senza tenere in considerazione il fatto che senza una valida alternativa chiudere i Ppi significherebbe solo depotenziare ulteriormente la già fragile rete assistenziale territoriale. Per non parlare dei problemi cronici della nostra sanità. Basti pensare alle sale d’aspetto affollate e all’allungamento dei tempi di visita nelle aree di emergenza, i tempi lunghi delle liste d’attesa, il ritardo dell’arrivo dei mezzi di soccorso, la richiesta di prestazioni non adeguate e la carenza di posti letto. Non bastano dunque le soluzioni tampone (sia pur condivisibili) come nel caso dello stop alla guardia medica, bensì occorre una vera e propria strategia di politica sanitaria sul territorio. Che manca da troppo tempo.

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