Nuovo piano liste d’attesa non basta. Serve più coraggio, ampliare l’offerta e aumentare le prestazioni

Diamo atto all’assessore D’Amato di aver preso in considerazione le linee di indirizzo contenute nella risoluzione approvata all’unanimità dalla commissione Sanità dello scorso 25 marzo, che impegnava la Regione Lazio ad adottare un nuovo piano regionale per il governo delle liste d’attesa. In particolar modo la richiesta di utilizzare le grandi apparecchiature di diagnostica per immagini per l’80% della loro capacità, l’attivazione di ‘percorsi di tutela’ per i primi accessi o la gestione trasparente delle agende, tramite la visibilità al Recup.
Detto ciò, dopo una prima lettura dei principali contenuti del documento presentato ieri, mi sarei aspettato più coraggio. Riscontro come ancora una volta siano prevalenti le linee teoriche rispetto alla concretezza delle soluzioni. Si ha la sensazione che il cuore del problema non venga affrontato dall’amministrazione regionale. E’ un pò come se si volesse utilizzare l’aspirina per curare la polmonite.
Ritengo invece indispensabile attuare interventi radicali per fare in modo che l’offerta sanitaria sia consona alla domanda. Attualmente la richiesta dell’utenza non è soddisfatta ed è necessario accorciare il divario esistente con l’offerta. Di conseguenza appare inevitabile aumentare i servizi ed il numero delle prestazioni sanitarie.
Lo dico da anni ormai. Urge mettere in atto tutte le azioni necessarie, sul piano economico ed organizzativo, per garantire un’implementazione dell’offerta. L’obiettivo prioritario è l’abbattimento delle liste di attesa, possibilmente riportando le tempistiche entro i parametri previsti dalla normativa vigente e possibilmente contenendo i costi a carico della Regione, derivanti dal costante aumento della mobilità passiva extra regionale.
Mi preme sottolineare che tutti i piani straordinari varati in questi anni non hanno prodotto gli effetti sperati ed è necessario un cambio di rotta. Ci si deve rendere conto del disagio che i ritardi dei tempi di attesa creano soprattutto a persone anziane, magari non autosufficienti, e alle loro famiglie costrette a viaggi della speranza solo per avere ciò di cui hanno diritto.
Una sanità che funziona è una sanità capace di rispondere alle esigenze dei cittadini con immediatezza e rapidità. Una amministrazione efficiente funziona se è in grado di organizzare i servizi rendendoli vicini ai cittadini e non irraggiungibili.
Da parte mia c’è la volontà di attendere la pubblicazione completa del nuovo piano regionale delle liste d’attesa, nella speranza che alle linee teoriche si aggiungano proposte più concrete

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