Ok fine commissariamento sanità, ma in 11 anni servizi diminuiti e utenza delusa

Intendo dare una valutazione positiva sull’uscita del Lazio dal commissariamento della sanità. Forse con un Governo regionale più attento sicuramente si sarebbe potuti ottenere prima questo risultato.
Bisogna dire grazie a tutto il personale sanitario e parasanitario che lavora intorno agli ospedali, ai distretti, ma soprattutto dire grazie agli sforzi dei cittadini, che sulla propria pelle hanno pagato questi lunghi undici anni di commissariamento, perché si sono visti diminuire i servizi e le prestazioni.
Ma anche sulle scelte abbiamo molto da ridire, principalmente sul metodo, oltre che sul merito. Nel momento di fare la valutazione sulle nomine sottoposte per i direttori generali di 5 importanti aziende, noi in piena scienza e coscienza abbiamo dato il nostro parere, abbiamo creduto che in questa Regione esistano professionalità in grado di poter dirigere la sanità locale. È per questa ragione che abbiamo votato contro nomine provenienti dall’esterno: Friuli, Emilia Romagna, Molise. A Latina, terra di conquista del governatore Zingaretti, si è deciso di nominare come direttore amministrativo una persona che fino a qualche giorno prima era consigliere comunale a Marino, nel gruppo del Partito Democratico.
Ma è sui servizi che registriamo le note più dolenti. Ricordo che sono numerosi gli ospedali chiusi. I distretti, quelli che operano sul territorio, sono rimasti senza personale. Per non parlare delle Case della Salute: Zingaretti si è impegnato sul fatto che almeno 30 sarebbero state realizzate nel quinquennio 2013-2018. Di quelle 30, ne sono state aperte meno della metà. Purtroppo la sanità che si percepisce in questa Regione è quella dei Pronto Soccorso sovraffollati, autentici gironi danteschi, veri e propri ‘lazzaretti’.  Così come non c’è risposta alle liste d’attesa. Siamo alla quarta edizione di un piano straordinario. Ad oggi meno del 50 per cento delle Asl rispettano i sessanta giorni, addirittura nella provincia di Latina, ci sono diciassette servizi inaccessibili, dove non si riesce proprio a prenotare.
È la sciatteria che regna in questa materia. Ad esempio la Risonanza magnetica nell’ospedale della mia città, Formia. Nel 2013 smette di funzionare, nel 2014 ordinano e comprano una nuova, quando arriva si accorgono che i locali non sono idonei per contenerla. Allora si procede all’adeguamento del locale, alla progettazione, ad autorizzazioni varie. A febbraio 2019 la Risonanza magnetica dovrebbe diventare operativa, ma si accorgono che il personale non è in grado di farla funzionare. Ad oggi non è ancora attivata. Io se fossi stato presidente di questa Regione, avrei cacciato tutti coloro i quali si sono resi complici e responsabili di questo esempio mala gestione sanitaria. Un caso simbolo per l’utenza sempre più insoddisfatta della qualità dei nostri servizi sanitari

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