Piano sociale, servono più fondi per le famiglie con bimbi autistici. Vigilare sui fondi ai distretti

L’approvazione del piano sociale da parte del Consiglio regionale è un fatto importante. Si tratta di un vero e proprio piano regolatore delle politiche sociali e del welfare che colma una serie di lacune presenti nella legge regionale 11/2016. Il piano contiene gli obiettivi per razionalizzare, consolidare e migliorare il sistema integrato dei servizi e degli interventi sociali e sociosanitari in tutto il territorio regionale, in favore delle persone, delle famiglie e dei gruppi a maggior rischio di esclusione sociale che devono trovare veloce attuazione. Ho sottolineato come il piano deve essere improntato alla massima flessibilità per garantire quella revisione continua e necessaria ad assicurare che l’amministrazione regionale possa rispondere in modo adeguato e tempestivo il mutevole contesto di riferimento che tale settore richiede, coniugando organizzazione e strategia. Ritengo opportuno chiedere il parere delle amministrazioni locali per capire quale riflesso positivo o eventuali lati negativi potrebbe rappresentare. Soprattutto dovremo essere capaci di correre ai ripari e rivedere quello che è da revisionare, in maniera tale da dare uno strumento più veloce, più flessibile, più vicino alle reali esigenze del cittadino e delle persone fragili. Voglio soffermarmi su un punto in particolare. Fra i provvedimenti assunti c’è lo stanziamento per il triennio 2018-2020 di fondi dal valore di 1 milione di euro per ogni annualità, destinati ai bambini in età prescolare affetti da disturbo dello spettro autistico. Si tratta di un primo aiuto rivolto ai genitori per fronteggiare le spese necessarie per una diagnosi precoce e i successivi trattamenti necessari all’inclusione dei bambini fino a 6 anni. Sappiamo anche che, riconoscere il disturbo in tempi utili e mettere in campo tutte quelle attività socio-sanitarie capaci di migliorare la qualità della vita dei bambini, comporta costi che spesso le famiglie da sole non riescono a fronteggiare. Purtroppo queste risorse non bastano, perché ne occorrerebbero molte di più. Un milione di euro distribuito per tutti i distretti socio sanitario del Lazio diventa un contributo minimo. La media per ogni singolo presidio va dai 13.000 ai 20.000 euro. Dal momento che ogni famiglia ha diritto a ricevere 5.000 euro, questo significa che possiamo soddisfare solo 3 o 4 nuclei per ogni distretto. Un’assurdità. Non possiamo poi assistere a situazioni paradossali. Sembrerebbe infatti che il vecchio ente capofila del distretto socio sanitario del sud pontino, ovvero il Comune di Formia, disporrebbe di residui attivi per 6 milioni di euro. Se così fosse si tratterebbe di soldi non spesi che sarebbero di vitale importanza proprio per sostenere gli interventi sociali sul territorio. Io sono del parere che sul sociale le amministrazioni locali non possono e non devono fare utili. Avrebbero di fatto fallito nella loro missione. Bisogna fare una verifica nella Regione sulle somme destinate ai distretti. Riescono a spendere tutte le risorse ricevute? Fermo restando poi che occorre distinguere i distretti sanitari da quelli socio assistenziali. Quest’ultimi devono necessariamente interloquire sempre con i primi. Chiudendo, voglio dire che c’è l’urgenza di alzare le leve del welfare, attraverso il vero impiego delle risorse. Si tratta di vigilare su questi fondi. Stimolerò quindi la Regione affinchè vengano aumentati i contributi destinati alle famiglie con minori autistici

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