Regione, lo zar Zingaretti più che un rimpasto ha imposto un minestrone politico in salsa forte

Più che un rimpasto quello attuato da Zingaretti sembra essere un vero e proprio minestrone. Non entro nel merito dei curricula dei neo nominati. Sono certo che Hausmann sia un grande conoscitore della materia che gli è stata affidata. Sono convinto anche che il consigliere Buschini saprà fare bene perché conosce i territori e potrà ben ricapitalizzare le sue deleghe a favore dei cittadini. Ma non posso che notare come Zingaretti con queste scelte, a dir poco improvvise, abbia solo indebolito la rappresentatività dei territori del Lazio nell’organico di governo. Inoltre le dichiarazioni dell’ex assessore alle Pari opportunità, Concettina Ciminiello, “ho saputo solo dalla stampa della mia rimozione” dimostrano come questo cambio in giunta risponda solo a mere questioni politiche, imposte in vista delle imminenti elezioni amministrative, piuttosto che alla necessità di dare risposte ai cittadini. Con un colpo di mano Zingaretti ha spacchettato le deleghe come se fossero delle targhe da mettere su una porta e non settori che necessitano di essere seguiti scrupolosamente date le ricadute che hanno in termini di servizi e crescita dei singoli territori. Ed ha cancellato il pregio, come ha più volte sottolineato, di aver costruito la giunta più rosa d’Italia privando la Regione di professioniste che hanno dimostrato sempre grande impegno e dedizione nei settori di competenza. In quello che entrerà nella storia come il più veloce rimpasto che la Regione ricordi Zingaretti ha evidenziato la debolezza strutturale dei gruppi consiliari di maggioranza. In particolare rilevo l’assoluta marginalità del ruolo e il silenzio totale del consigliere regionale della provincia di Latina, nonché candidato sindaco del Pd nel capoluogo, rispetto alla preoccupante esclusione di ogni presenza pontina nell’organico di governo. Stare in una maggioranza non coincide con assecondare qualsiasi scelta a prescindere. Significa instaurare una dialettica positiva. Significa anche battersi perché la seconda realtà demografica del Lazio, e il più importante polo agricolo della regione, abbiano il giusto riconoscimento nella giunta regionale.  Capisco Zingaretti che si sente uno Zar ma non capisco Forte che non è certo uomo da accettare il ruolo di delegato dello Zar. Tra l’altro alla vigilia delle elezioni comunali a Latina la scelta di Zingaretti non può che leggersi come uno schiaffo politico a chi nel territorio cerca di dare risposte e si confronta ogni giorno con i cittadini. Come consigliere regionale di Forza Italia dovrei ringraziare la miopia di Zingaretti da una parte e l’assenza di Forte dall’altra. Ma come pontino non posso che segnalare il problema e la sua gravità che penalizza la provincia di Latina, le sue professionalità e le sue eccellenze.

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