Regioni, Lazio smembrato nel silenzio di Zingaretti

La riforma delle regioni italiane non può ridursi ad un semplice e disorganico smembramento dei territori. Se proprio dobbiamo parlare di nuovo impianto è fondamentale partire prima di tutto da un diversa collocazione di Roma elevandola a ruolo di Capitale autonoma, comprensiva della sua provincia. Una Capitale – Regione al pari delle grandi capitali europee. Capace di diventare risorsa e traino per tutto il Paese. Solo dopo aver effettuato questo passaggio potremo cominciare a pensare di mettere a punto una riforma, coraggiosa e concreta, dell’assetto geografico ed istituzionale dell’Italia. Tutti elementi che non sono definiti con chiarezza nell’ordine del giorno presentato dal senatore Ranucci del Pd, e fatto proprio dal Governo Renzi, sulla riduzione delle Regioni italiane da 20 a 12. Un provvedimento teso più ad una riduzione numerica che sostanziale delle Regioni italiane e per effetto del quale saranno cancellate intere province come quella di Latina e Frosinone inglobate con la Campania nella Regione Tirrenica. Uno smembramento geografico, sociale ed economico che avrà gravi ripercussioni sullo sviluppo di queste aree. In questo progetto, e dietro l’egida della spending review, non si tiene in alcun conto l’identità dei singoli territori, le loro vocazioni, le loro tradizioni e la loro storia. Non siamo mai stati contrari ad una riduzione della spesa e tanto meno ad un nuovo assetto istituzionale e territoriale del Lazio. Ma siamo convinti che non sia questo il modo giusto per attuarlo. Non lo è nel metodo con un Governo che ha fatto proprio l’ordine del giorno senza che si aprisse una discussione seria sulle ripercussioni che questa riforma comporterà nei singoli territori. Non lo è nella sostanza visto che tale progetto è privo di qualsiasi logica. Vogliono ridisegnare la geografia italiana? Lo facessero partendo da aree omogenee. Lo facessero prendendo in considerazione la creazione di una Regione delle province del Lazio e la creazione di Roma Regione. E in questo caos tra l’altro vorremmo capire cosa ne pensa il presidente Zingaretti che, come al solito, tace. Le riforme non si fanno alla cieca e senza un confronto democratico. Ma evidentemente questo a Renzi non piace, a Zingaretti tantomeno.

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