Riforme costituzionali, indispensabile ammodernare ma senza fare pasticci

L’ammodernamento dello Stato è un passo che non può essere rimandato. Ma nel compierlo dobbiamo evitare di fare un pasticcio. Perché questo, allo stato attuale, è il rischio. La modifica del Titolo V e quanto ne consegue deve presupporre una visione di insieme e non corse a fantomatiche abolizioni. L’approssimazione con cui si sta procedendo in materia di riforma costituzionale è allarmante. Sono concorde con le modifiche ma sono ancora più convinto che ogni decisione debba essere presa con rigore e consapevolezza. Non è casuale che dietro al Costituzione c’erano Toqueville, Croce e De Gasperi. Il rischio è di trovarci con un corpo monco e soprattutto di non raggiungere l’obiettivo che ci siamo prefissati, cioè, definire la forma di Stato che vogliamo. E mi sembra che oggi questo passaggio sia stato saltato a piè pari. Già abbiamo fatto finta di togliere le Province abolendo di fatto soltanto la possibilità dei cittadini di scegliere i loro rappresentanti. I padri costituenti quando disegnarono il nostro assetto istituzionale lo fecero entro un quadro di insieme e non, come accade ora, dentro logiche di risparmio. Perché se pensiamo di risparmiare in questo modo basterebbe abolire la democrazia rappresentativa e sostituirla con una aristocrazia di nominati il cui unico merito è la vicinanza al capo di turno. Il monocameralismo è possibile ma deve avere dei contrappesi. Il sistema francese ha una camera unica ma ha l’elezione diretta del Presidente della Repubblica. Il sistema tedesco ha l’indicazione del Cancelliere e premi di maggioranza molto più elevati dell’Italicum tanto che la Merkel con il 42% dei suffragi, che comunque sono il 5% in più di quanto previsto per il premio di maggioranza in Italia, ha dovuto allearsi con il socialdemocratici. Stiamo facendo un pasticcio istituzionale che porterà, anche sul piano economico, ad incidere sul 10% della spesa totale che il Senato rappresenta e non su una rivoluzione del suo assetto indispensabile per cambiare e rinnovare, in meglio, lo Stato in tutte le sue articolazioni. La riforma della Costituzione non può essere presa con leggerezza ma con consapevolezza.

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