Sanità, il caso Amatrice è il simbolo del disinteresse della Regione per i territori

Il caso di Amatrice e dell’ospedale Grifoni, oggi più che mai, impone a tutti noi una profonda riflessione. Quanto accaduto in questi giorni, dimostra ancora una volta, che questa Regione continua a rincorrere le emergenze, a cercare degli escamotage. La richiesta di riconoscimento, per le strutture di Acquapendente e Amatrice dello status di presidi ospedalieri in zone disagiate, è il simbolo di una classe politica che non vuole assumere decisioni. Nella sanità si procede a colpi di emergenza a cui non corrisponde mai una programmazione in grado di arginarla. E’ assurdo che per ottenere una qualsiasi forma di dialogo e di risposta con il presidente Zingaretti sia necessario puntare i piedi ed alzare la voce. Gli incontri con il commissario ad acta si chiedono senza ottenere risposta nella assoluta noncuranza del rispetto delle istituzioni e dei cittadini che rappresentano. Siamo bloccati nella terra di mezzo degli auspici, compreso il costante annuncio di una imminente chiusura della fase di commissariamento. La situazione in cui oggi si trova la Regione Lazio, e che purtroppo ha contraddistinto tutte le amministrazioni che si sono succedute alla sua guida, chiede a noi rappresentanti politici ed istituzionali una presa di posizione ferma. Per questo sono al fianco del sindaco Pirozzi e di tutti i cittadini di Amatrice che hanno deciso di chiedere la secessione da una Regione matrigna e concentrata esclusivamente sulle esigenze di Roma. Questo atteggiamento sta facendo implodere i territori esterni alla Capitale. Le altre province del Lazio, come i Comuni della provincia di Roma, si sono visti negli anni depredati della dignità e della capacità di dare risposte alle proprie comunità schiacciati dallo strapotere e dal peso eccessivo di Roma. Oggi parlare di secessione non significa fare i capricci. Significa dare una risposta alle esigenze dei cittadini in settori chiave quali la sanità, i rifiuti, le infrastrutture, livello di tassazione. Significa non mortificare i cittadini del Lazio solo per soddisfare le emergenze di Roma. Significa democrazia e pari dignità per tutti. Un processo che si sta consolidando, come dimostrano i recenti fatti che riguardano il Comune di Civitavecchia, nella coscienza di amministratori e cittadini. Oggi il tema è interpretare seriamente e proficuamente l’interesse dei territori senza polemiche sterili ma attraverso un confronto serrato sul futuro delle nostre comunità. Per questo credo non sia giusto parlare di secessione quanto piuttosto del diritto di tutti i Comuni del Lazio di avere autonomia e pari diritto a compiere le proprie scelte senza soccombere a Roma.

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