Sanità: abbattimento liste di attesa, Zingaretti abbia coraggio ed attui nel Lazio il modello dell’Emilia Romagna come proposto da Forza Italia

Riduzione delle liste di attesa, “si può fare”. Anche il ministro Lorenzin ha ammesso che una via di uscita dal disastro liste di attesa esiste. Ha ammesso che far bene si può. Ed ha preso ad esempio il modello attuato dalle regioni Emilia Romagna e Veneto. Un modello semplice ma efficace alla base dell’ordine del giorno, presentato come Forza Italia durante il consiglio monotematico sulla sanità a novembre 2016, con cui si impegnava il presidente Zingaretti “al fine di garantire un’implementazione dell’offerta, l’abbattimento delle liste di attesa riportando le tempistiche entro i parametri previsti dalla normativa vigente, nonché di contenere i costi a carico della Regione, derivanti dal costante aumento della mobilità passiva extra regionale, a mettere in atto tutte le azioni necessarie, sul piano economico ed organizzativo, al fine di consentire alle Asl del Lazio la possibilità di acquistare dal privato accreditato prestazioni a tariffa calmierata consentendo agli utenti di accedere alle prestazioni specialistiche, e di alta diagnostica, pagando una tariffa pari a quella del ticket della prestazione stessa”. Ordine del giorno stravolto e ridotto ad una enunciazione di principio a causa della ritrosia da parte della maggioranza che governa questa Regione che ha preferito approvare un documento generale che risolvere concretamente le criticità che attanagliano la sanità del Lazio. Resta comunque  ferma e valida la nostra proposta contenuta nella versione originale dell’ordine del giorno. Una proposta avanzata dopo aver studiato i risultati raggiunti dal progetto avviato dalla Regione Emilia Romagna nel 2015. Un progetto che proponevamo di estendere anche a tutte le Asl del Lazio ampliando l’offerta delle prestazioni sanitarie attraverso l’apertura 7 giorni su 7 delle strutture sanitarie, pubbliche e private, dando la possibilità alle Asl di acquistare dal privato accreditato prestazioni a tariffa calmierata consentendo agli utenti di accedere alle prestazioni specialistiche, e di alta diagnostica, pagando una tariffa pari a quella del ticket della prestazione stessa. Si tratta di un progetto che ha mostrato in breve tempo risultati eccezionali. Oggi in oltre il 90% dei casi, in Emilia-Romagna, gli esami vengono garantiti ai pazienti entro 30 o 60 giorni dal momento della prenotazione, come previsto dalla legge e dal buon senso. Le file infinite per una tac o un controllo ginecologico sono state cancellate. Il purgatorio prima di una risonanza o di un test della vista è diventato un ricordo. I cittadini emiliani e veneti si sentono tutelati e non devono più sostenere costi esorbitanti, legati al ricorso alle prestazioni private, per vedere riconosciuto quello che è loro sacrosanto diritto. Il tutto a fronte della realtà del Lazio in cui, di media, l’attesa per prestazioni di alta diagnostica sfiora o supera l’anno. Oggi quello che manca a Zingaretti continua ad essere il coraggio di scegliere e di prendere spunto da chi non solo fa, ma fa anche bene, nell’esclusivo interesse dei cittadini che è chiamato a rappresentare. Gli manca l’umiltà politica ed amministrativa di ammettere che sinora nessuno dei risultati prospettati è stato raggiunto. Lo stesso coraggio, e la medesima umiltà politica, che gli chiediamo di utilizzare sin da ora, mettendo da parte l’ennesimo piano di riduzione delle liste di attesa che sarà la fotocopia stanca ed inutile dei copioni che ci ha presentato, dal 2013 ad oggi, senza riscuotere alcun successo. Gli abbiamo fornito la risposta su un piatto d’argento. A Zingaretti spetta l’onore di attuarla.

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