Sanità: addio punti di primo intervento. Grazie a Zingaretti servizi sempre più ridotti e in segno meno

Smantellamento dei Punti di primo intervento, Zingaretti tira dritto senza considerare le effettive esigenze dei territori. E a dimostrarlo è il decreto, datato 5 luglio 2017, in cui dietro la citata riorganizzazione delle rete ospedaliera del Lazio si celano in realtà solo l’ennesimo smembramento e sottrazione dei servizi. Entro il 31 dicembre 2018 secondo il piano biennale 2017 – 2018 stilato da Zingaretti i Punti di primo intervento saranno trasformati in postazioni del “118” medicalizzata. Questo significa che in provincia di Latina dove ci sono ben sette PPI, sui 12 totali del Lazio, i presidi di Sezze, Cisterna di Latina, Cori, Priverno, Sabaudia, Gaeta e Minturno scompariranno lasciando spazio ad una ambulanza medicalizzata. Stiamo parlando di strutture che solo nel 2015 hanno registrato accessi record che vanno dai 5.200 del Punto di primo intervento di Priverno ai 6.000 di Cori, passando per i 9.600 della Casa della Salute di Sezze, i  10.000 di Sabaudia e Gaeta, fino ai 13.000 del PPI di Cisterna di Latina e i 21.000 di Minturno 21.000. Numeri talmente consistenti da non poter essere cancellati con un colpo di spugna. Numeri che dimostrano come la destrutturazione dei Punti di primo intervento significhi solo impoverire ulteriormente  l’offerta sanitaria del territorio, già estremamente debole, con il risultato di intasare di codici bianchi i Pronto soccorso degli ospedali che già stentano a causa di carenze strutturali, di personale e posti letto, a far fronte all’ordinario. Inoltre, attualmente i PPI vengono utilizzati come ambulatori h24 in cui è possibile effettuare analisi di base (tramite il POCT), elettrocardiogramma, suture e terapia infusionale. Prestazioni di cui Zingaretti, ricorrendo alla sapiente arte dell’omissione, non fa cenno nel decreto trincerandosi dietro i soliti “potranno”, “saranno” che certo non aggiungono nulla in termini di efficienza ed efficacia del sistema sanitario della nostra provincia. Non è dato sapere, infatti, chi darà assistenza ai cittadini che si recheranno presso queste strutture in maniera autonoma. Né tanto meno se l’Ares 118 assorbirà o assumerà il personale necessario a mantenere attivi tali presidi h24. Siamo di fronte all’ennesimo atto senza capo né coda che taglia senza pensare a quello che accadrà. Limitandosi a sterili previsioni sul fatto che “dopo la riconversione in questi presidi  potranno essere previsti punti di offerta di assistenza primaria organizzati come presidi ambulatoriali territoriali di medicina generale in cui l’offerta sanitaria dovrà essere garantita dall’attività dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta”. Il che significa creare dei doppioni dell’esistente. Poichè dei presidi ambulatoriali territoriali di medicina generale, attraverso le forme associative dei medici di assistenza primaria e di continuità assistenziale, già esistono. Lo smantellamento dei PPI, previsto in attuazione del decreto ministeriale 70/15, rischia quindi solo di privare i cittadini di servizi primari ed essenziali costringendoli a percorrere chilometri e chilometri per arrivare al Pronto soccorso più vicino e andando ad intasare i già sovraffollati Pronto soccorso. L’unica certezza è che, ad oggi, non esiste ancora una linea chiara in merito al futuro dei Punti di primo intervento salvo il fatto che saranno soppressi o reinseriti nel percorso delle Case della Salute non ancora realizzate. L’assistenza territoriale della provincia di Latina grazie a Zingaretti finirà sotto la scure dei tagli che sono, sinora, l’unica strategia che ha attuato per la sanità del Lazio. Ci domandiamo come mai Zingaretti, che in questi giorni, stia pubblicizzando opuscoli sulle meraviglie compiute nella sanità del Lazio parlando di fantomatici cambiamenti, di certezze e progetti, non racconti anche questo ai cittadini. Caro Zingaretti la sanità del Lazio non ha “servizi e strutture finalmente il segno più”, ma continua a viaggiare su un drammatico e sistematico segno meno.

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