Sanità, audizione Caporossi conferma che l’atto aziendale della Asl di Latina penalizza le strutture e ignora i cittadini

L’arroganza e la noncuranza, nonché l’evidente incapacità di accogliere critiche costruttive, sono state il filo conduttore che ha contraddistinto l’audizione del direttore generale della Asl di Latina Michele Caporossi in commissione regionale sanità. Accompagnato dai suoi validissimi moschettieri, Vania Rado e Alfredo Cordoni, rispettivamente direttore amministrativo e sanitario della Asl di Latina, Caporossi ha illustrato l’atto aziendale e il piano strategico con rapidità. Peccato che, al momento in cui era chiamato a rispondere alle osservazioni che abbiamo mosso, e che abbiamo fatto mettere agli atti della commissione, si sia limitato ad ignorarci. Non una sola risposta abbiamo ottenuto, così come i 600 mila abitanti della provincia di Latina, sul futuro dei presidi ospedalieri né tanto meno sull’organizzazione dell’assistenza sanitaria territoriale. Eppure abbiamo posto domande molto chiare. Abbiamo chiesto perché il piano strategico, considerato atto propedeutico alla redazione dell’atto aziendale, non sia in linea con quest’ultimo ma un semplice libro dei sogni. E Caporossi ha spiegato che lui e i suoi collaboratori, sono grandi professionisti, e che se hanno deciso così è solo perché ci saranno, non si sa quando ovviamente, atti puntuali per ciascun dipartimento e settore che spiegheranno nel dettaglio cronoprogramma e budget per la loro realizzazione. Tradotto, ci ha confermato la superficialità con cui è stato messo a punto. Abbiamo chiesto come si pensava di realizzare il Dea di II livello al Goretti di Latina, così come previsto, entro giugno 2015. Ha detto che sarà realizzato il prima possibile evidenziando, come sosteniamo da mesi, che quella data è fittizia. Non un solo cenno è stato fatto sulle carenze di personale su cui non è stata modulata alcuna richiesta di implementazione alla Regione Lazio al fine di ottenere lo sblocco del turn over per le unità necessarie ed indispensabili a garantire una adeguata assistenza sanitaria ai cittadini. Ha annunciato una rimodulazione degli spazi del pronto soccorso di Latina senza fornire alcun chiarimento su tempi e costi della sua realizzazione. Ha giocato allo scarica barile sulla Regione Lazio per quanto concerne la convenzione con l’università di cui non conosciamo modalità e costi. Non ha fornito un quadro preciso e dettagliato delle risorse economiche necessarie a raggiungere gli obiettivi prefissati venendo meno al principio stesso che è alla base della redazione dell’atto aziendale, e del relativo piano strategico, che è quello di programmare e organizzare l’offerta sanitaria nella provincia di Latina in modo concreto e senza voli pindarici. Non si è degnato di illuminarci sul futuro delle Case della salute previste su cui impera il buio più assoluto. Nessun cenno è stato concesso agli ospedali del presidio sud e centro, Dono Svizzero di Formia, Fiorini di Terracina e San Giovanni di Dio di Fondi in merito al depotenziamento costante a cui sono sottoposti senza che le eccellenze siano valorizzate e senza che i servizi siano integrati tra di loro causando una insufficienza nell’assistenza sanitaria erogata. Ha ignorato volutamente di fornire chiarimenti sulla scomparsa di alcuni servizi come quello del laboratorio analisi dell’ospedale San Giovanni di Dio di Fondi che non sono operativi h24, o sulla soppressione di servizi cardine come quelli forniti dalle UOC di Anestesia e Rianimazione declassati a UOSD che impediscono al Dono Svizzero di Formia di far fronte alle emergenze/urgenze, o ancora sulla struttura specialistica di pneumologia a Gaeta, per la cura delle patologie pneumologiche ed allergologiche, che è sparita come se non fosse mai esistita lasciando un vuoto nei già precari servizi sanitari del sud pontino. Abbiamo assistito ad un teatro dell’assurdo ed i cittadini grazie all’arroganza conclamata di Caporossi ora si troveranno con servizi che, sia sul piano qualitativo che quantitativo, non rispondono alle loro esigenze. Per queste ragioni, con forza, abbiamo ribadito che questo atto aziendale non merita di essere approvato e con determinazione sottolineiamo che le dittature non ci piacciono e pretendiamo risposte chiare soprattutto da chi, come Caporossi e i suoi sodali, sono profumatamente pagati con soldi dei cittadini. Per questo vigileremo su ogni passaggio e continueremo a chiedere conto di scelte scellerate e lesive dei diritti delle nostre comunità.

Per leggere il testo integrale contenente le osservazioni all’atto aziendali e le ragioni per le quali non merita l’approvazione clicca qui:
CRITICITA’ATTOAZIENDALEASLLATINA

2 commenti
  1. Associazione Parkinsoniani Sud Pontino onlus
    Associazione Parkinsoniani Sud Pontino onlus dice:

    Ma da che mondo viene una persona che nell’atto aziendale oltre che scontentare voi politici per le riorganizzazione dei vari presidi ospedalieri (questo non è un dramma) non tiene conto, nello stesso, delle nuove criticità inserite nel piano sanitario nazionale, da parte del Ministero della Salute?
    I malati di Parkinson o Artride Reumatoide non sono persone da tenere in considerazione come quelli delle altre criticità ma, besì, è meglio pensare alle varie UOC oppure UOSD devo poter sistemare i vari amici di turno!!
    I malati vanno messi al primo posto e non denigrati con tutti i vari sotterfugi per tenere in piedi un carrozzone sanitario che costa a noi cittadini laziali più di quanto si ottiene come servizio sanitario.

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    • Giuseppe Simeone
      Giuseppe Simeone dice:

      Gentilissimo,
      la battaglia che stiamo portando avanti è proprio nell’interesse del malato e non dell’interesse di qualcuno o di bottega. Ha perfettamente ragione e condivido che la sanità del Lazio è un carrozzone. Il nostro obiettivo è cambiare, concretamente anche con il vostro supporto.
      Grazie per il commento, ogni spunto per noi è vitale
      Giuseppe Simeone

      Rispondi

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