Sanità, grazie ai terminator Zingaretti, Caporossi e Cordoni fuga di primari e addio centro di alta diagnostica a Latina

La triade Zingaretti, Caporossi, Cordoni ha finalmente rivelato il suo piano per la sanità del Lazio e della provincia di Latina. Un piano che consiste nella lenta ma inesorabile distruzione delle eccellenze professionali e dei servizi delle nostre strutture ospedaliere. Un lavoro certosino che, oltre ad aver creato un muro di dissenso sta portando alcuni primari e medici in servizio presso l’ospedale di Latina ad optare per altre strutture. Ad oggi sei medici del reparto di rianimazione e anestesia sono andati via. A questi si aggiunge il primario dell’unità di andrologia e di fecondazione assistita, Rocco Rago, che ha optato per un ospedale romano, dopo aver reso il reparto l’unico centro di diagnosi e cura della sterilità di coppia del Lazio. A quest’ultimo si aggiungeranno, visto che hanno già presentato domanda di trasferimento, i primari di ginecologia, Francesco Maneschi che ha reso il reparto un punto di riferimento per la provincia di Latina e il Lazio; Roberto Cianni, primario di radiologia interventistica, che ha innovato il Santa Maria Goretti di Latina portandolo in cima alle classifiche italiane per efficienza, qualità e specializzazione delle cure erogate; Giovanni Spaziani, primario di otorinolaringoiatra, che ha introdotto moderne tecniche interventistiche e puntato su un costante aggiornamento per sottoporre i pazienti ad interventi sempre meno invasivi non tralasciando mai le campagne di screening gratuito a tutela dei cittadini; ed Angelo De Blasio, primario di ematologia, che con la sua perseveranza è riuscito a creare una divisione di alta specializzazione al Goretti di Latina che fornisce cure all’avanguardia ai pazienti. Tutti professionisti che hanno reso eccellenze le strutture sanitarie della provincia di Latina e che, in questa disorganizzazione imperante, privati di qualsiasi garanzia contrattuale, obbligati a turni massacranti, di fronte alla negazione di qualsiasi prospettiva per il futuro, hanno preferito prestare servizio in altri ospedali. Una scelta obbligata che segue quella paradossale, operata da Zingaretti, Caporossi e Cordoni, di impoverire ogni giorno il servizio sanitario nella nostra provincia lasciandosi scappare occasioni di rilancio e di qualità. Non ultima quella rappresentata dal progetto della Fondazione Roma per la realizzazione di un Centro di alta diagnostica per immagini al Goretti di Latina, per il quale erano già stati acquistati i macchinari e su cui è calato, di nuovo, un silenzio assordante. Gli ospedali stanno scoppiando unitamente ai pronto soccorso. I pazienti sono sballottati da un reparto all’altro. I posti letto sono insufficienti. Quelli promessi non sono stati attivati. I cittadini sono costretti a sostare per ore in attesa di posti letto che non ci sono. E ci sentiamo dire dal direttore sanitario Cordoni, di fronte al blocco delle sale operatorie e del reparto di rianimazione, che non si può fare niente perché le risorse sono queste. Meno male che solo 48 ore fa il direttore generale Caporossi aveva detto che va tutto bene e che la riorganizzazione in atto renderà migliore la sanità pontina. La cosa che allarma è che non riescono neanche a mettersi d’accordo sul copione da recitare in pubblico. Quello che è inaccettabile è che prima del loro avvento l’offerta sanitaria nella provincia di Latina aveva molte criticità ma garantiva una assistenza di qualità all’insegna dell’efficienza proprio grazie alla dedizione e alla passione dei medici e degli infermieri. Hanno distrutto le strutture, ora stanno allontanando le professionalità. Ci dicessero una volta per tutte che vogliono chiudere gli ospedali. Almeno si eviterebbe ai cittadini questo supplizio quotidiano fatto di disservizi, di risposte negate e di accessi in strutture sotto l’inno di “io speriamo che me la cavo”.

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