Sanità, l’atto aziendale di Caporossi penalizza i servizi, non li migliora. Serve confronto per evitare il tracollo

L’atto aziendale presentato dal direttore generale della Asl di Latina, Michele Caporossi, non ci convince. Non condividiamo molti dei contenuti ma soprattutto contestiamo i tempi forniti per una sua attenta lettura. L’atto è stato ufficialmente presentato martedì 11 novembre. La conferenza dei sindaci ha avuto meno di 72 ore a disposizione per poterlo analizzare e per comprendere quali siano le modifiche apportate rispetto all’assetto attuale della sanità nella provincia di Latina. Non solo. E’ mancata la condivisione nella sua redazione. Non sono state recepite alcune proposte per la risoluzione dei problemi che si trascinano da anni. Ricordo la riunione, che si è svolta a fine luglio, alla presenza del direttore generale della Asl, del presidente della Regione Zingaretti, dei sindaci del territorio. In quella sede era stato preso l’impegno di fare di quel tavolo il luogo del confronto e del dialogo per arrivare alla definizione di un atto aziendale capace di valorizzare le eccellenze e programmare la risoluzione delle criticità esistenti partendo dall’ascolto dei territori. Tutto questo non c’è stato. Caporossi ha ignorato ogni possibilità di confronto. Il risultato è un atto che trova nella realizzazione del Dea di II livello al Santa Maria Goretti di Latina, su cui siamo tutti pienamente d’accordo, il suo unico punto di forza. Siamo tutti convinti che sia fondamentale arrivare, e in tempi brevi all’adeguamento strutturale, tecnologico e di personale del Goretti quale sede del Dea di II livello. Purtroppo, però, entrando nel dettaglio del piano emerge che la centralizzazione dei servizi su Latina va a sottrarre autonomia ai presidi di Formia, Fondi e Terracina. Siamo fermamente convinti che la verticalizzazione dei servizi sul Goretti di Latina, con l’adeguamento dell’ospedale ai canoni del Dea di II livello, debba essere un punto di forza per la sanità in tutta la provincia ma non a discapito degli altri ospedali. Non ci convince, in tale contesto, la scelta di Caporossi di concentrare tutti i primariati su Latina rendendo le altre strutture semplici cellule prive di identità. Non capiamo come interi reparti e servizi, come il centro di pneumologia o quello di riabilitazione di Gaeta, possano essere scomparsi nel nulla. Non si comprende la decisione di eliminare la UOSD di oncologia a Terracina rendendo complicata l’erogazione dei servizi visto che gli accertamenti si effettueranno a Gaeta e la somministrazione delle cure a Formia. E’ inaccettabile la soppressione di alcune UOC del Presidio Sud, soprattutto quelle di Cardiologia e del servizio di Anestesia e Rianimazione, due servizi cardini visto che l’ospedale di Formia è deputato soprattutto alle emergenze. La Cardiologia, l’UTIC e l’emodinamica di Formia, nel nuovo disegno di Caporossi, fanno capo direttamente alla UOC di Latina ignorando che questo reparto ha complessità a vari livelli ed è altamente strategico, vista la distanza da Latina, e le delicate patologie che gestisce. Il risultato è che il DEA di I livello di Formia risulta essere tale  solo sulla carta. A Formia, infatti, scompare la UOC di Rianimazione, si perdono le tracce di endoscopia digestiva, di radiologia e oculistica. Non si risolve, inoltre, il problema dell’urologia che, allo stato attuale,  costringe il PS di Formia a trattare in prima istanza l’acuzie rinviando al giorno successivo la consulenza specialistica e costringendo i pazienti a spostarsi con mezzo proprio a Latina. Per non parlare della consulenza specialistica di chirurgia vascolare affidata e praticata dal Dr. Abhi e che è cessata di fatto con la sua morte. Non è dato sapere, poi, quale sia il futuro dei laboratori analisi di Terracina. Non si comprende l’impoverimento dei reparti di neonatologia, pediatria ed ostetricia al San Giovanni di Dio di Fondi che di questo passo potrebbero scomparire perchè sono stati indicati i servizi ma non è stata fornita alcuna garanzia nei servizi di supporto come la chirurgia d’urgenza. Sempre al San Giovanni di Dio di Fondi il Pronto soccorso ha subito un declassamento inaccettabile. La famosa risposta sull’ identità e il futuro che devono avere gli ospedali di Terracina e Fondi, non è arrivata. Il tutto lasciando nel limbo anche il futuro di medici, infermieri e tecnici che operano in queste realtà. E questi sono solo alcune delle lacune presenti. L’atto aziendale non può essere calato di imperio senza confronto ma richiede una discussione e un approfondimento più ampio. L’impressione, invece, è che dietro a sigle e spostamenti ci sia solo la volontà di cancellare intere realtà che nel tempo e a seguito di queste scelte moriranno o finiranno nel dimenticatoio impoverendo la qualità e la quantità dei servizi per i nostri cittadini. E’ indispensabile una revisione oculata dell’atto aziendale a firma del direttore generale Caporossi al quale si può arrivare solo ascoltando le istanze dei sindaci e di chi nella sanità lavora ogni giorno.

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