Sanità, le bugie di Zingaretti e D’Amato nel dossier del sub commissario Giorgi

Sanità, le bugie del presidente Zingaretti e del coordinatore della cabina di regia per la sanità D’Amato si trovano tra le righe delle 56 pagine, quelle sul rapporto di gestione – Piano di rientro dai disavanzi sanitari e gestione commissariale 2012 – 2013 a firma dell’ex sub commissario Gianni Giorgi. Un dossier estremamente dettagliato nel quale oltre ai numeri, ad una analisi precisa della situazione emergenziale in cui si trova la sanità del Lazio, sono allegate le lettere che il sub commissario ha indirizzato al presidente Zingaretti. Missive nelle quali si evidenzia la totale assenza di considerazione e ascolto nei confronti delle proposte di miglioramento del sistema sanitario della Regione nonché l’atteggiamento sommario, sia sul piano politico che su quello amministrativo, assunto dal commissario ad acta e dagli uffici preposti nei confronti dell’emergenza. Nelle lettere del 30 luglio e del 22 ottobre Giorgi ha spiegato dettagliatamente le ragioni che hanno reso impossibile esprimere il previsto parere, ha sottolineato la scorrettezza istituzionale, manifestata nel sottoporre tardivamente alla sua firma atti già adottati e inviati ai Ministeri, ha evidenziato la grave e reiterata inosservanza delle procedure per l’approvazione dei decreti commissariali. Nelle note si legge come “persista un comportamento da parte del responsabile della Cabina di regia, o di chi per esso, che di fatto impedisce l’attuazione del disposto della delibera del consiglio dei ministri che affida al sub commissario il compito di affiancare il commissario ad acta nella predisposizione dei provvedimenti”. Vorrei sapere come possono ora sia Zingaretti che D’Amato contestare quanto abbiamo sostenuto sinora, ossia la totale inefficienza e assenza di politiche adeguate in materia sanitaria, l’attuazione di una politica fatta solo di annunci e non correlata da atti concreti e volti a migliorare i servizi a fronte di continui e disastrosi tagli. Nel dossier si legge, come avevamo sostenuto anche noi, come l’83,5% dei cittadini del Lazio abbiano, nel 2012 pagato di tasca propria le spese per prestazioni specialistiche, come i tempi delle liste di attesa siano eccessivi. La Regione, che ha maturato 327 giorni di ritardo nel pagamento dei fornitori elettromedicali, inoltre ha utilizzato per cassa 4,3 miliardi di fondi sanitari (spettanze regionali) per pagare debiti maturati in altri settori. E questi sono solo alcuni punti di una analisi che Zingaretti e D’Amato dovrebbero conoscere e, visti risultati, che probabilmente hanno deciso di ignorare così come hanno voluto ignorare i suggerimenti forniti per tagliare gli sprechi e ricapitalizzare le risorse in tecnologia, personale e strutture del sistema sanità. Da mesi sosteniamo l’esigenza di un cambio radicale di passo. Il risultato è stato il silenzio o, come nel caso dell’emergenza dei pronto soccorso, una gestione romanocentrica della sanità che penalizza i territori e grava sui servizi e sulle tasche dei cittadini. Forse anche qui Zingaretti dovrebbe andare a cercare le ragioni del calo di consenso registrato dalla ricerca pubblicata su Il Sole 24Ore che lo colloca al penultimo posto della classifica, dimostrando come senza pragmatismo e senza capacità di scegliere per il bene dei cittadini che siamo chiamati a rappresentare si perde in credibilità e affidabilità agli occhi di tutti, anche del contesto nazionale in cui siamo chiamati a confrontarci. Risultati questi che non sorprendono ma certo non consolano.

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