Sanità: le istituzioni devono restare unite per non svendere le nostre eccellenze. Basta fughe in avanti

Sanità, il nemico da abbattere è la divisione politica, istituzionale e sociale. Quanto sta emergendo in questi giorni con un coro di voci sempre più alte che si alzano per cercare di risolvere le carenze e le inefficienze della sanità nella provincia di Latina dimostra che era fondata la nostra denuncia riguardante i limiti dell’atto aziendale e del piano strategico della Asl di Latina, avallato dalle non scelte del presidente della regione Lazio, Nicola Zingaretti, che stanno decapitando i servizi sul nostro territorio. Non è casuale che anche il sindaco di Formia Sandro Bartolomeo e altri esponenti del Partito democratico stiano chiedendo con forza al commissario Zingaretti di rivedere la politica sanitaria nella provincia di Latina, di calibrare le decisioni assunte, e di renderle attuabili attraverso la giusta dotazione di strumentazioni e personale. Quanto accaduto negli ultimi mesi anche sull’atto aziendale, con la corsa di tutti alla ricerca affannosa di un contentino per il proprio territorio ha avuto quale unico risultato quello di innescare una guerra tra poveri. Per di più con interventi inseriti solo nel piano strategico e pertanto, che potrebbero non realizzarsi mai. Oggi la sanità nella provincia di Latina non deve diventare oggetto delle rivendicazioni di questo o quel partito. Non deve essere la vetrina per il consenso di bandiera. Deve essere una battaglia di civiltà a difesa dei diritti di 600 mila abitanti, dei presidi e dei servizi che si estendono da Aprilia a Santi Cosma e Damiano senza distinzione tra figli e figliastri. Una battaglia che ci veda uniti, compatti al fianco dei cittadini, lontani da qualsiasi interesse di parte. Solo in questo modo potremo avere qualche chance di dare alla comunità che rappresentiamo una offerta sanitaria all’altezza delle aspettative. In questo senso non abbiamo mai contestato la decisione di potenziare il Santa Maria Goretti di Latina, anche in vista i una sua futura trasformazione in Dea di II livello, ma allo stesso tempo abbiamo sentito il dovere di denunciare che a questa decisione ha fatto da contraltare il depotenziamento degli altri ospedali del territorio. Ed oggi ci troviamo con il Dono Svizzero di Formia, Dea di I livello, che non ha il personale per garantire l’operatività della cardiologia e dell’emodinamica venendo meno al suo ruolo di riferimento per le emergenze e urgenze sul territorio. Il bello è che oggi rischia di chiudere proprio un servizio, come l’emodinamica di Formia, che Caporossi aveva assicurato sarebbe diventato operativo h24. Siamo alla farsa assoluta. Ci troviamo di fronte al San Giovanni di Dio di Fondi che a suon di sottrazioni rischia di diventare l’ombra di se stesso, con un pronto soccorso privo dei reparti e dei servizi di supporto, senza il personale adeguato al funzionamento dei reparti. Mi auguro che quanto sta accadendo inviti tutti, a tutti i livelli, qualsiasi sia il partito di riferimento, a riflettere per evitare che da oggi non ci siano più fughe in avanti che non producono nulla ma un fronte compatto fatto di istituzioni, amministratori, cittadini che lottano perché i loro diritti non siano calpestati, perché vogliono difendere il proprio territorio e soprattutto perché non intendono consentire a nessuno di mettere in vendita le nostre eccellenze.

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