Sanità: liste di attesa, servizi scadenti, quota capitaria al lumicino. Zingaretti la smetta di penalizzare la provincia di Latina

La pazienza ha un limite. E quella dei cittadini della provincia di Latina rispetto all’emergenza sanitaria diventata strutturale è stato già di gran lunga superato. I dati emersi dalla indagine della Uil Pensionati di Latina non fa che confermare quello che sosteniamo da sempre. Zingaretti, nonostante annunci e belle parole, considera i cittadini della nostra provincia di serie B. In questo contesto accetto l’invito rivolto dal segretario territoriale della Uil Pensionati di Latina, Francesca Salvatore, e rilancio. Sulla questione presenterò una interrogazione urgente a risposta immediata per chiedere al presidente Zingaretti di riequilibrare la quota capitaria nel Lazio rendendola omogenea in tutte le province al fine di assicurare parità di servizi e di accesso alle cure per tutti i cittadini della nostra Regione. In questi anni, e durante ogni discussione in consiglio regionale sul bilancio, ho avanzato la proposta di uniformare la quota capitaria. Zingaretti aveva assicurato a più riprese che lo avrebbe fatto. Ma ancora una volta le sue restano parole da marinaio. Tanto è che oggi la Asl di Latina, nel riparto del fondo sanitario regionale, è quella che ha la quota capitaria più bassa rispetto a tutte le altre province del Lazio. E questo è inaccettabile perché il Lazio è uno solo e tutti i suoi cittadini meritano di avere lo stesso trattamento e, soprattutto, la medesima offerta sanitaria. Il nostro obiettivo è che Zingaretti finalmente esca allo scoperto. Deve avere il coraggio di dire se non intende fare nulla per la sanità e i cittadini della provincia di Latina. Deve assumersi la responsabilità di tutte le azioni annunciate e mai realizzate che stanno lasciando in un abisso di disperazione pazienti ed operatori dei nostri ospedali. Non siamo il fanalino di coda del Lazio e non intendiamo piegarci al ruolo di Cenerentola a cui ci ha relegati. Sulle liste di attesa, ad esempio, per gli esami diagnostici, tac e risonanza, rispettare i 60 giorni previsti dalla legge non è possibile e le file arrivano ad oltre un anno costringendo i cittadini a recarsi oltre i confini del Lazio con un aggravio delle spese a carico del sistema sanitario e dei disagi per i pazienti. A Latina una visita oculistica non si può prenotare prima degli undici mesi e la situazione peggiora se si ha necessità di effettuare una mammografia o qualche esame cardiologico. Negli ospedali i reparti sono al collasso, infermieri e medici esasperati. In tre anni e mezzo la situazione non è cambiata. Questo significa che i piani di riorganizzazione della rete ospedaliera, quelli di abbattimento delle liste di attesa, sono rimaste carta straccia incapaci di dare risposte e risolvere le criticità in atto. Quello che Zingaretti e la sua maggioranza continuano, negando l’evidenza, a non comprendere è che sulla sanità si dovrebbero risparmiare le parole al vento e spendere bene le risorse eliminando gli sprechi sempre nell’ottica di fornire il migliore servizio possibile a favore dei cittadini.

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