Sanità, nel Lazio personale ridotto del 32%: urgono assunzioni

Per la sanità laziale l’uscita dal tunnel è ancora lontana. Nonostante proclami e rassicurazioni quotidiane su presunti successi della politica sanitaria di questa amministrazione regionale, i dati oggettivi delineano un quadro desolante per questo settore. La crisi occupazionale che investe il nostro territorio si riflette marcatamente nel settore sanitario. Da una stima di Banca d’Italia risulta che dal 2010 i costi per il personale si siano progressivamente contratti, in maniera più evidente rispetto alla media nazionale (-1,9 e -0,7 per cento medio annuo, rispettivamente), anche per effetto delle restrizioni imposte dal Piano di rientro. La contrazione è stata più forte per la spesa per il personale amministrativo e tecnico (3,2 e 2,9 per cento) e dei medici (2,2 per cento). L’occupazione nella sanità del Lazio è diminuita di più rispetto a quanto registrato su scala nazionale (-2,1 e -0,8 per cento medio annuo, rispettivamente).
La diminuzione, significativa per le componenti amministrativa e tecnica, ha interessato anche il numero dei medici, calato di più che nel resto del Paese. Nel 2017 la dotazione di personale sanitario pubblico nel Lazio era pari a 74,8 addetti ogni 10.000 abitanti, una dotazione inferiore del 32 per cento rispetto alla media nazionale (109,9 addetti), con un divario più forte per il personale tecnico. Soltanto se si tiene conto del dato relativo al personale delle strutture private e accreditate, il divario si attenua al 20 per cento. Sempre relativamente al comparto sanitario il Lazio inoltre deve fare i conti anche con una forza lavoro più anziana della media nazionale. Nel 2017, infatti, oltre un quinto degli addetti del settore sanitario (il 21,6%) aveva più di 60 anni, contro la media nazionale del 15,7%.
E’ fondamentale procedere ad uno sforzo straordinario per sbloccare concorsi, procedere alle stabilizzazioni, investire maggiori risorse e accelerare i processi. Penso all’urgenza di potenziare il numero di medici specialisti. La mancanza di figure specifiche, come gli anestesisti, i ginecologi, i pediatri e gli ortopedici sta determinando in molti ospedali seri problemi di funzionamento. Bisogna aumentare i contratti di specializzazione tenendo conto del reale fabbisogno di specialisti nei prossimi anni. Occorre intervenire anche sul sistema di reclutamento e a quello concorsuale, superando per ciò che concerne soprattutto i servizi infermieristici e sanitari, la cosiddetta ‘esternalizzazione’, attraverso la prosecuzione e l’incremento dei concorsi pubblici nelle aziende sanitarie per l’assunzione a tempo indeterminato delle figure necessarie all’assistenza e la cura delle persone. Bisogna soprattutto tutelare un patrimonio, fatto di uomini e donne, che si stanno confrontando con una inaccettabile mortificazione e una mancanza di certezze per il proprio futuro

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *