Sanità: non si può morire a 20 anni. Direttore generale Umberto I faccia immediata chiarezza sull’accaduto

Non si può morire a venti anni in una struttura sanitaria. Non entro nel merito delle questioni giudiziarie che faranno il loro corso ma credo che di fronte alla morte di un ragazzo giovanissimo sia doveroso fare chiarezza e comprendere se ci siano e di chi siano le responsabilità. Per queste ragioni, appreso della notizia ho predisposto una nota indirizzata al direttore generale dell’Umberto I, Vincenzo Panella, all’assessore regionale alla sanità Alessio D’Amato e al presidente della regione Lazio, Nicola Zingaretti, chiedendo chiarimenti immediati su questa tragedia e quali azioni sono state avviate per comprendere cosa sia accaduto. Gli ospedali devono essere luogo di cura e di sicurezza per chi, come questo ragazzo, sono già posti dalla vita di fronte a sofferenze e dolore. Entrare in ospedale significa ricevere tutta l’assistenza, professionale e umana, che la malattia a qualsiasi livello richiede. Se le notizie emerse dalla stampa in merito al malfunzionamento di un macchinario dal quale dipendeva, stando quanto si apprende, la vita di questo giovane in attesa di un trapianto di polmoni, fossero vere ci troveremmo di fronte ad un caso di malasanità e di irresponsabilità gravissimo. Sono vicino alla famiglia di questo ragazzo la cui perdita niente e nessuno potrà mai colmare.

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