Sanità: ospedali pontini alla canna del gas, contro Zingaretti anche le roccaforti del Pd

E alla fine anche gli esponenti del Pd si rivoltano contro le promesse da marinaio di Zingaretti. Ultimi, ma solo in ordine di tempo, a chiedere concretezza al presidente della Regione Lazio sono gli esponenti del circolo “Piancastelli” di Formia, gli irriducibili falce, martello e stella, costretti evidentemente a prendere atto del fatto che dopo tre anni l’operato di Zingaretti non sia più difendibile. Questo a dimostrazione che le nostre parole non erano dettate da prese di posizione politica ma dalla constatazione della realtà. Quella che trova voce nella disperazione dei nostri cittadini che continuano a scontrarsi con servizi carenti, costi lievitati e assistenza al lumicino. A chiedere interventi seri per l’ospedale Dono Svizzero di Formia, oggi sono gli stessi che, a maggio 2015, dieci mesi fa, quando venne pubblicata l’autorizzazione all’assunzione in deroga al blocco del turnover di tre cardiologi contestarono le nostre considerazioni. Definirono “il solito allarmismo” le nostre osservazioni che miravano ad evidenziare come tale provvedimento fosse una goccia nel mare rispetto alle effettive esigenze degli ospedali pontini e che le criticità di cardiologia ed emodinamica a Formia si sarebbero solo acuite. Per di più mandare due unità per cardiologia e non sostituire quelle andate in pensione non risolveva nulla. E il risultato è che oggi le rassicurazioni di Zingaretti sul potenziamento dell’ospedale di Formia sono rimaste carta straccia tanto che il servizio di emodinamica non è ancora operativo h24, ma funziona solo dalle 8 alle 15 dal lunedì al venerdì. Altri reparti fondamentali, come la rianimazione sono ormai al collasso per assenza di anestesisti, e il servizio di emergenza urgenza a cui il Dono Svizzero di Formia è deputato non viene garantito per mancanza di personale. E queste falle sono diventate voragini non solo a Formia ma anche al Fiorini di Terracina, che assorbe in parte il depotenziamento del San Giovanni di Dio di Fondi, che non ha personale sufficiente per coprire le richieste di entrambi i nosocomi e le esigenze dei reparti. Il San Giovanni di Dio di Fondi è diventato la caricatura di se stesso grazie al mancato potenziamento dei servizi di emergenza urgenza e del Pronto Soccorso, al mancato aumento dei posti letto del reparto neonatale, alla assenza dei servizi di supporto per l’ostetricia e la ginecologia. Per l’ospedale Santa Maria Goretti di Latina, che dovrebbe diventare Dea di II livello, continuano ad essere insufficienti gli anestesisti con ripercussioni sulla regolarità dell’attività operatoria. In questo quadro desolante, di cui abbiamo citato solo alcuni esempi, si aggiunge la mancanza degli strumenti fondamentali per svolgere l’assistenza tanto che i dipendenti del Goretti di Latina sono stati costretti a comprare i guanti monouso al supermercato. In questi tre anni Latina e la sua provincia hanno dimenticato anche il volto del presidente della Regione Lazio con l’unica certezza che in vista delle imminenti elezioni amministrative si rivelerà di nuovo, in tutto il suo splendore, e con nuove promesse da marinaio. Lo attendiamo anche noi nella speranza che saltando da una conferenza stampa all’altra abbia il tempo di fare un giro tra le macerie in cui lui stesso ha trasformato le nostre eccellenze. Di una cosa Zingaretti può essere certo, le emergenze della sanità pontina non si risolveranno da sole o continuando ad ignorarle. Serve una pianificazione seria e concreta. Le chiacchiere stanno a zero.

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