Sanità: pazienti sulle barelle, medici esasperati e Pronto soccorso ko. Questi i risultati della inutile politica di Zingaretti

Rabbia e disperazione. Sono questi  i sentimenti che accompagnano i cittadini della provincia di Latina che in questi giorni sono stati costretti a confrontarsi con la sanità nella provincia di Latina. Sono questi i disagi che ogni giorno gli operatori segnalano, inascoltati, alla direzione sanitaria della Asl di Latina. Ogni anno in questo periodo di feste, con gli ambulatori chiusi, i cittadini hanno quale unico riferimento per poter effettuare una visita ed essere curati il Pronto soccorso. E quello dell’ospedale Santa Maria Goretti di Latina è oltre la soglia del collasso. I locali dell’ospedale, quello che doveva diventare Dea di II livello entro la fine di giugno 2015, sono costellati da file interminabili di barelle e letti di fortuna su cui si mischiano senza continuità di sorta, né la dovuta attenzione alle singole patologie, con pazienti più gravi e meno gravi accatastati uno accanto all’altro. Una donna con una grave infezione ai reni, costretta a sottoporsi a dialisi e ad una trasfusione, è stata costretta ad attendere ore prima di una visita e ad aspettare due giorni prima di avere un posto letto assegnato in reparto. E questo è solo uno delle decine di casi che si sommano ogni giorno evidenziando che non solo la struttura dell’ospedale principale della provincia di Latina è inadeguata al flusso di pazienti ma soprattutto che medici ed infermieri, già sottodimensionati rispetto alle effettive esigenze della pianta organica e a dispetto delle promesse di Zingaretti, sono costretti a fare i salti mortali per dare le cure adeguate, e che la tanto citata assistenza territoriale è rimasta solo pura utopia. Il tutto senza considerare che, come denunciato dagli operatori di tutti gli ospedali della provincia di Latina, i ritardi accumulati da Zingaretti e Caporossi nell’adeguamento delle strutture  e della pianta organica sta solo mettendo ulteriormente a rischio la vita dei cittadini. Una situazione che, come denunciato dal sindacato dei medici, mette a rischio la vita dei pazienti precludendo loro le cure e le attenzioni necessarie per effettuare una attenta diagnosi. Sono due anni che a gennaio Zingaretti si sveglia dal torpore e di fronte all’emergenza Pronto soccorso convoca una riunione dei direttori generali con il risultato di spostare il problema da un reparto all’altro e senza mai mettere in atto azioni incisive e risolutive per evitare che questo disastro si paghi in termini di vite umane. Il primo anno alla riunione aveva dimenticato di invitare i direttori generali delle Asl delle province, il secondo anno ha tentato di correre ai ripari promettendo che entro il 2015 personale e strutture sarebbero state adeguate. Siamo nel 2016 e il risultato è sotto gli occhi di tutti. Un disastro. Ora aspettiamo con ansia di conoscere dal presidente della Regione Lazio, che annuncia miracoli e uscite dal deficit sanitario entro pochi mesi, cosa inventerà per lasciare di fatto tutto come prima. Intanto i cittadini soffrono e il secondo pronto soccorso del Lazio per numero di accessi, dopo l’Umberto I di Roma, è ridotto alla stregua di un campo di battaglia dove le vittime sono i pazienti, i medici, gli infermieri e tutto il personale impiegato in ospedali che erano e restano una vergogna.

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