Sanità: Priverno, in bilico il servizio di dialisi. Un banco di prova per il metodo Caporossi

Constatiamo con piacere che il direttore generale della Asl di Latina considera tutti gli ospedali della provincia parte di un unico grande organismo e che all’interno di questo modello il personale sarà gestito in rete. Tradotto, secondo le intenzioni del direttore generale e del direttore sanitario saranno i medici, e il personale in genere, a doversi spostare in base alle esigenze, e non i pazienti. Un sistema che ci auguriamo sia applicato anche al servizio di dialisi dell’ospedale di Priverno. A quanto apprendiamo, anche dal consigliere comunale di Priverno Fabio Martellucci, sembrerebbe infatti che il primario di nefrologia dell’ospedale di Terracina sia prossimo alla pensione e che, al momento, non si è ancora provveduto a procedere con le necessarie pratiche per la sua sostituzione. Su questo abbiamo inviato una nota al direttore generale Caporossi per sapere se la notizia abbia fondamento e cosa intenda fare per evitare disagi ai cittadini. Se non fosse così e se il servizio non subirà tagli ne saremo felici. Quello che preoccupa, infatti, è che la mancata sostituzione del primario implica una riduzione dei medici, che passeranno da quattro a tre, per effettuare la dialisi e potrebbe innescare un effetto domino sul servizio erogato nella struttura di Priverno che dipende proprio dall’ospedale Fiorini. La dialisi, infatti, è una terapia che può essere somministrata solo in presenza di un medico. Se si riduce il personale ne consegue che viene penalizzata l’efficienza e la piena copertura del servizio. La preoccupazione dei pazienti dializzati che si recano presso il presidio di Priverno è che, senza un intervento rapido, potrebbero essere costretti a spostarsi a Terracina. In questo modo verrebbe meno il principio di assistenza sanitaria di prossimità e a pagare sarebbero sempre i cittadini già costretti ad affrontare una malattia debilitante e complessa. Ci auguriamo che le parole del direttore generale della Asl di Latina che in tutte le occasioni, non ultima la commissione sanità del consiglio regionale del Lazio, ha ribadito che “a spostarsi devono essere i medici e non i pazienti”, possano trovare consequenzialità nei fatti e che ogni timore da parte dei cittadini sia eliminato. Siamo certi che il nostro sia uno scrupolo in eccesso e che il direttore generale della Asl saprà, con la stessa fermezza con cui ha rigettato ogni possibilità di chiusura del reparto di ortopedia al Fiorini di Terracina, dare una risposta chiara ed esaustiva anche per questa problematica. Il caso di Priverno è un banco di prova per gli ottimi propositi del direttore Caporossi che spero sia superato a pieni voti. Quello di cui i cittadini oggi hanno bisogno sono certezze e non solo dichiarazioni di principio soprattutto in un settore come la sanità che ha un ruolo primario per la loro vita. Gestire il personale in rete è una soluzione ma quando la coperta è corta c’è sempre il rischio di scoprirsi i piedi.

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