Sanità, sono al fianco di medici e sindacati per risvegliare Zingaretti dal torpore

La sanità è diventata un vero e proprio campo di battaglia. Da una parte gli squilli di tromba del presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti. Dall’altro i sindacati e tutti i medici degli ospedali della provincia di Latina e del Lazio, che stanno mettendo in campo tutti i mezzi a disposizione alla ricerca di una risposta concreta che dopo anni continua a non arrivare. Il presidente Zingaretti, come hanno ben sottolineato i sindacati, ormai disattende anche le promesse che fa pubblicamente rifiutandosi di ascoltare le proposte che vengono avanzate, negando anche a se stesso che i disagi non solo esistono ma stanno distruggendo quello che di buono nel nostro servizio sanitario esiste. La segreteria provinciale della FP Cgil di Latina, in accordo con quella regionale, ha annunciato un intervento immediato presso la Regione Lazio per rimuovere quella che hanno definito “una catastrofe in termini di erogazione dei servizi sanitari”. I sindacati dei medici, Cimo, annunciano lo sciopero per il 13 marzo nel tentativo di arginare l’ondata di distruzione del sistema sanitario che Zingaretti sta mettendo in atto. Nella provincia di Latina, i primari del Santa Maria Goretti di Latina, si sono riuniti ed hanno messo nero su bianco le criticità esistenti e delle possibili soluzioni da avanzare al direttore generale della Asl di Latina, Michele Caporossi, e al commissario ad acta Zingaretti. Questo significa che l’emergenza non è più contenibile facendo leva sulla buona volontà e sulla dedizione degli operatori del settore. Serve di più, partendo proprio da un confronto che, invece, si continua a negare. L’esasperazione, degli utenti e del personale, è diventato la condanna che si trascina nei Pronto soccorso stracolmi, e privi di qualsiasi sicurezza per personale e pazienti, si consuma nei quotidiani rinvii degli interventi a causa del blocco delle sale operatorie. La carenza di organico di tutte le figure professionali e di supporto non è più gestibile. Le strategie, o meglio la ricetta omeopatica di Zingaretti, per ridurre le liste di attesa e decongestionare i pronto soccorso si è rivelata fallimentare sotto ogni punto di vista. La diagnostica per immagini, Tac e Risonanza magnetica, funziona solo part time, fino alle 14, privando sia le emergenza che l’ordinario del Santa Maria Goretti di Latina, che sulla carta dovrebbe essere a breve Dea di II livello, di un supporto fondamentale per le diagnosi. A questo si aggiungano il peso dei ticket e un’ intramoenia insostenibile ed il quadro di un disastro annunciato è completo. Quello che il commissario Zingaretti dovrebbe fare, quello che suggeriamo da sempre, tacciati di essere Cassandre, è ridurre i ticket, evitare nuovi tagli, sbloccare il turn over e rimettere mano ad un atto aziendale che per la provincia di Latina, al di là delle inutili difese d’ufficio che non giovano ad alcuno, è l’ennesimo macigno che si abbatte sui servizi e sulle eccellenze. E ancora, si deve affrontare una volta per tutte l’affanno che ospedali, anche a causa dell’inconsistenza dei servizi territoriali, stanno vivendo rivedendo anche il monitoraggio degli accessi ai Pronto soccorso che fotografa i numeri ma non le condizioni di trattamento e di assistenza reale nei nostri ospedali. Se Zingaretti non interviene seriamente la sanità del Lazio e della provincia di Latina è spacciata.

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *