Sanità, su emergenza pronto soccorso nessuna risposta da Zingaretti

Nel consiglio regionale monotematico sull’emergenza Pronto soccorso ho apprezzato il tono pacato utilizzato dal presidente Zingaretti nella sua relazione. Ha omesso quelli trionfalistici a cui ci ha abituati nei comunicati stampa. Forse ha smesso di immaginare e sta cercando di entrare nel mondo reale che noi da sempre giornalmente viviamo. Il presidente Zingaretti però, ancora una volta, tenta di nascondere dietro una lettura parziale dei dati l’incapacità di questa amministrazione di dare soluzioni concrete sull’emergenza sanità nel Lazio e nella provincia di Latina. Di fronte all’appello dei medici e degli infermieri, a fronte del continuo grido di dolore delle nostre comunità Zingaretti si riduce a illustrare una fragilità del sistema che conosciamo fin troppo bene. Si è concentrato solo sui casi di Roma dimenticando che nel Lazio ci sono altre quattro province nel totale caos. Ci annuncia che quest’anno si aprirà un concorso per reperire 132 unità a tempo indeterminato e 28 a tempo determinato per 3 anni tra medici, infermieri e tecnici della riabilitazione psichiatrica. E tutti gli altri reparti che non hanno personale adeguato? Semplicemente dimenticati. E, per non farsi mancare nulla, come fanno solitamente i bambini presi con le mani nella marmellata, decide di gettare altro fumo negli occhi dei cittadini sostenendo che la situazione dei Pronto soccorso del Lazio è drammatica ma nel resto d’Italia non si sta meglio. Ha omesso di dire che nelle altre regioni l’emergenza è una eccezione. Nel Lazio, invece, è la quotidianità h24 per 365 giorni l’anno. Un atteggiamento e un intervento che ci ha delusi perché non entra nel merito delle criticità e, soprattutto, non ci ha fornito una sola soluzione per contenere l’emergenza. Noi non viviamo su Marte e ci rendiamo conto che i nodi da sciogliere, da quelli strutturali a quelli legati al blocco del turn over, sono tanti e complessi. Ma allo stesso tempo pretendiamo, lo pretendono i cittadini, che questa Regione metta a punto una programmazione precisa, oculata e risolutiva. Una politica sanitaria che possa non spostare i problemi da un reparto all’altro ma entrare nel merito di decisioni che possano ridare dignità a tutto il sistema assistenziale. Che sia capace di colmare quel vuoto che esiste tra il cittadino e gli ospedali, unico riferimento per chi ha bisogno di cure. Il problema non è dei codici bianchi e verdi che ingolfano i Pronto soccorso ma sta nella mancanza di posti letto. Zingaretti dovrebbe dirci come intende rivedere il ruolo dei medici di base e della guardia medica nonché il ruolo e le funzioni delle Case della salute. Noi crediamo in queste strutture ma sinora non abbiamo visto i benefici reali che la loro creazione dovrebbe portare nel sistema di assistenza. Ci troviamo di fronte a direzioni generali della Asl, come quella di Latina, che non dialogano con il territorio rinchiudendosi in un atteggiamento supponente e arrogante. Assistiamo a direttori generali che per risparmiare cercano di dirottare il malato negli ospedali romani in contraddizione con quanto sostenuto nel piano di riorganizzazione ospedaliera mirato ad evitare questa transumanza verso la Capitale trasformando i Pronto soccorso in centri logistici che è bene che la Regione monitori con attenzione. Zingaretti, continua ad ignorare che gli atti aziendali anziché concentrarsi sull’efficienza dei servizi di emergenza e urgenza hanno implementato l’apparato burocratico a danno della dotazione organica di medici e infermieri. Zingaretti parla di cambiamento. Lo fa da due anni ma sinora non abbiamo visto nulla se non direttori generali, come Caporossi a Latina, che sono stati bocciati con atti aziendali che sono stati rimandati al mittente. Vediamo persone accatastate nei pronto soccorso e che non hanno una assistenza efficiente. La riforma della sanità di cui parla non abbiamo visto nulla. Vorremmo solo che avesse il coraggio di ammettere che non sa dove mettere mano, che non ha idea di come risolvere il sovraffollamento strutturale, e non casuale, dei Pronto soccorso. Almeno partiremmo da un dato certo. Nell’ottica di risolvere questa emergenza presenteremo quindi una risoluzione che deve contenere una risposta forte all’emergenza e alle urgenze che deve essere assicurata sempre e non può essere rinviata. E’ una battaglia di civiltà, di buon senso. Ma soprattutto è una battaglia per garantire la vita e la salute dei nostri cittadini.

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