Sanità, Zingaretti e Caporossi chiudano definitivamente gli ospedali di Latina del Lazio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il diritto alla cura è diventato part time grazie all’opera certosina del direttore generale della Asl di Latina, Michele Caporossi.  In pochi mesi il direttore generale e il suo fidato staff hanno trasformato  tutti gli ospedali della provincia di Latina nell’ombra di se stessi. Reparti chiusi o accorpati. Posti letto inesistenti. Pazienti sulle barelle. Pronto soccorso nel caos. Una situazione che da circa due anni viene denunciata ma a cui con una costanza che ha dell’inimmaginabile viene ignorata dai vertici della Asl e dalla Regione Lazio. Caporossi di fronte a questa emergenza strutturale, e non occasionale come cerca di farci credere, non ha risolto le criticità ma è riuscito ad acuirle. Da dicembre le sale operatorie, i laboratori analisi, lavorano solo fino alle 14. Dopo di che il vuoto. I primari del Goretti, esasperati ed esausti, hanno di nuovo scritto al direttore generale Caporossi cercando di evidenziare non solo i problemi ma anche le possibili soluzioni. Ma il rischio è che anche questo ennesimo appello cada nel vuoto. E nonostante questo continuano a dirci che a giugno 2015, tra tre mesi, il Santa Maria Goretti di Latina diventerà Dea di II livello. Come? Non è dato saperlo. Forse Caporossi e Zingaretti si riservano nuove proroghe e di aumentare il fumo negli occhi dei cittadini a discapito di pazienti che si vedono saltare operazioni importanti e programmate, di un servizio di emergenza e urgenza che si regge sulla buona volontà dei medici e degli infermieri e sulla speranza di non trovarsi di fronte all’irreparabile. La sanità della provincia di Latina e del Lazio, grazie a questi artisti del negazionismo, Zingaretti, Caporossi e Cordoni, è ridotta ad una serie di disagi, inadempienze e poca, pochissima assistenza. Zingaretti ci ha ribadito, solo qualche giorno fa che entro il 2015 il deficit sanitario sarà rientrato del tutto e si tornerà alla gestione ordinaria. Caporossi, il direttore generale della Asl di Latina, ha annunciato che fa fede nei fondi più consistenti da parte della Regione. Cordoni, il direttore sanitario della Asl di Latina, ha alzato le mani e si è semplicemente richiuso dietro un le risorse sono queste. Risultato, oggi gli ospedali sono paralizzati. Credo che la barriera della follia sia stata superata. Mi domando cosa ci stiano a fare un direttore generale e un direttore sanitario nella Asl di Latina se le uniche risposte che sanno dare sono non solo discordanti tra loro ma soprattutto inconsistenti. Il ruolo di Caporossi e Cordoni dovrebbe essere quello di proporre soluzioni. Quello di Zingaretti di valutarle, recepirle ed attuarle. Se medici, anestesisti, infermieri stanno abbandonando le strutture ospedaliere di Latina giustamente attratti da offerte e condizioni lavorative migliori in altri ospedali una ragione dovrà pure esserci. Se le richieste ad intervenire con immediatezza si moltiplicano, significa che i problemi sussistono. Ma visto che i tre luminari della sanità del Lazio e di Latina continuano a girare in tondo, a negare l’evidenza e a prendere atto dei disagi, siamo costretti ad offrire l’ennesimo suggerimento: gli ospedali in queste condizioni non servono. Li chiudano.

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