Sanità, Zingaretti e Caporossi sospesi tra palco e realtà mettono in fuga i primari e distruggono le eccellenze

L’inefficienza gestionale della Asl di Latina si sta trasformando in un buco nero per le eccellenze che caratterizzano gli ospedali della provincia pontina. Sono mesi che al Santa Maria Goretti è iniziata una vera e propria emorragia di medici e primari. Una lenta agonia che non accenna ad arrestarsi e che non può che destare grande preoccupazione. Professionisti che di fronte alla situazione di stallo in cui versa la sanità pontina, a causa del costante disinteresse da parte dei vertici aziendali della Asl, alle dimenticanze della Regione Lazio che continua ad impoverire, sul piano della qualità e dell’efficienza, i reparti dei nostri ospedali, hanno deciso di accettare altri incarichi, di dimettersi per fare altre esperienze o di andare in pensione rinunciando al trattenimento in servizio. Stiamo parlando di figure professionali che hanno contribuito con dedizione e sacrificio a creare reparti specializzati, unici, tecnologicamente avanzati, attuando metodologie all’avanguardia per prestazioni ed interventi che hanno reso l’ospedale di Latina il punto di riferimento per i malati provenienti non solo dal territorio provinciale ma da tutto il Lazio. Reparti che hanno superato, in termini di interventi e vite salvate, un primato nella regione e in Italia. Il riferimento corre a quelle eccellenze come la rete per l’infarto miocardico e la cardiologia, la ginecologia, la neurochirurgia, la radiologia interventistica, solo per fare alcuni esempi, e che sono la base su cui gettare la nascita del fantomatico Dea di II livello che doveva essere realizzato entro la fine di giugno ma di cui non si vede ancora traccia, né sul piano dell’adeguamento strutturale che su quello della pianta organica. Si tratta di professionisti che, nonostante i successi ottenuti, nonostante il grande lavoro svolto, trovandosi di fronte ad un muro fatto di inerzia ed inefficienze preferiscono lasciare piuttosto che vedere il frutto dei propri sacrifici smontato come un puzzle. E questi sono tutti segnali che dovrebbero far riflettere perché sono il sintomo di un malessere generalizzato e diffuso rispetto al sistema sanità che vige nella Asl di Latina. Ci domandiamo come il direttore generale e sanitario della Asl di Latina possano continuare a dire che va tutto bene quando gli ospedali stanno perdendo professionalità e servizi. Perché non prendono atto della situazione e non cercano di comprendere le ragioni di tale e tanto malessere. Perché si continua ad intendere la gestione della sanità come un tetris, fatto di numeri e bilanci, e non si entra nel merito di realtà, umane e professionali, che hanno reso eccellenze i nostri ospedali. I cittadini sinora si sono accontentati delle promesse. Hanno sperato che gli annunci del presidente Zingaretti, spesi ad ogni piè sospinto, sulla rivoluzione della sanità nella provincia di Latina e nel Lazio non fossero solo chimere. Oggi, dopo quasi tre anni, siamo costretti a constatare che restano solo le parole. Che i professionisti sono esasperati ed hanno alzato le mani stanchi di non poter dare il meglio ai pazienti nonostante turni massacranti e spirito di dedizione, stufi di non essere ascoltati. Di questo chiederemo ragione, con tutti gli strumenti a nostra disposizione, non solo al presidente Zingaretti che vive sospeso nella sua bolla d’oro tra palco e realtà ma anche a Caporossi che di tanti buoni propositi non ne ha realizzato neanche uno.

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