Sanità: Zingaretti ha fallito, cittadini in fuga dagli ospedali

Dal 2013 chiediamo un modello di riferimento per la sanità. Inutilmente purtroppo. Dopo 6 anni di annunci e promesse, possiamo dire che la cura del presidente non ha funzionato. La gente è in fuga dagli ospedali. A dirlo non sono io, ma sono gli utenti del Lazio, dal momento che il saldo fra mobilità passiva e attiva segna un segno negativo pari a 150 milioni di euro. Dopo sei anni è evidente il fallimento delle politiche di Zingaretti. Il piano di rientro ha dato qualche segnale positivo solo in termini contabili, ma zero risposte quanto a servizi richiesti dai cittadini. Eravamo rimasti al proclama elettorale del 2017 che annunciava la fine del commissariamento per la fine del 2018. Oggi constatiamo che il passaggio è sub judice. La cosa non ci meraviglia. 
Siamo rimasti in una fase emergenziale che passa per ospedali depotenziati e servizi erogati solo grazie al personale e alle eccellenze che operano nelle strutture sanitarie del Lazio. Peccato che i livelli essenziali di assistenza siano ancora appesi ad un filo tra inadempienze ed omissioni e che le liste di attesa siano ogni giorno più lunghe, nonostante ben tre piani straordinari siano stati promossi per accorciare i tempi. Per capire che le cose vanno sempre peggio, basta leggere il report del ministero della Salute sui primi 4 mesi del numero verde 1500. Il documento descrive una situazione disastrosa per quanto riguarda l’offerta sanitaria del Lazio. La regione maggiormente segnalata per eccedenza dei tempi di erogazione delle prestazioni di primo accesso è risultata ancora una volta il Lazio con il 22.4%. Per visite oculistiche e cataratta si deve attendere 11-12 mesi. Per non parlare della mammografia, dove i tempi possono raggiungere i 13-14 mesi. La situazione è drammatica nelle strutture d’emergenza. I Pronto Soccorso esplodono. Ormai sono diventati degli autentici ‘gironi infernali’. Si aggiunge il problema sempre più accentuato delle ambulanze bloccate con autisti e infermieri in attesa della restituzione delle barelle. Per di più dobbiamo registrare la fuga di medici e personale sanitario e soprattutto quella degli utenti. Il saldo fra mobilità attiva e passiva nella nostra regione segna un desolante -150 milioni di euro. La gente del Lazio scappa e va a curarsi fuori. Questo è il risultato della gestione Zingaretti. 
Manca la capacità, da parte di chi ha governato la Regione Lazio, di creare una rete territoriale di assistenza basata su una sinergia tra Case della salute, ambulatori di medicina generale e ospedali. Non giova certamente la scelta di chiudere i punti di primo intervento, dove mediamente si registrano circa 15.000 accessi all’anno. Nei distretti mancano medici e infermieri, sembrano quasi ‘svuotati’. Non mancano poi situazioni paradossali, come all’Umberto I. Ci chiediamo infatti che fine anno fatto i 200 milioni assegnati al Policlinico universitario. Insomma un’altra ‘perla’ della programmazione sanitaria, targata Zingaretti. 
Mi pare evidente che non c’è la capacità di investire sulle priorità creando i presupposti per mettere a regime la nostra sanità. Occorre una programmazione più attenta, che partendo dalle criticità che vanno dal sottodimensionamento delle dotazioni organiche, passando per le carenze strutturali arrivando sino alla insufficienza di posti letto e alla costante emergenza dei Pronto Soccorso, possa dare nuova linfa ad un settore vitale per i cittadini. Delle promesse i cittadini ne hanno piene le tasche. Sentir dire da Zingaretti che i nodi negativi della sanità del Lazio sono stati risolti è un’offesa a tutti coloro che nella sanità lavorano ed ai malcapitati pazienti che devono farvi ricorso. E’ un’offesa a chi continua, ininterrottamente ed inascoltato, a chiedere soluzioni e si trova davanti a copioni che si ripetono stancamente senza portare nulla di concreto sui territori. Abbiamo l’impressione che il presidente si sia rinchiuso nel bunker della Cristoforo Colombo, per non vedere e sentire. I cittadini del Lazio hanno bisogno di altro. Meritano risposte e soluzioni che passano per una visione completa dei servizi da erogare, per il reale potenziamento degli organici, per interventi strutturali in grado di aumentare la dotazione di posti letto dei Pronto soccorso e degli ospedali. Risposte e soluzioni che il presidente non ha dato, nonostante abbia avuto 6 anni a disposizione per poterlo fare.

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