Sanità, Zingaretti in caduta libera cerca consensi con la nominopoli alla Asl di Latina

Nomine a pioggia ai vertici della Asl di Latina. La nominopoli di Zingaretti porta in scena uno dei peggiori sistemi mai visti nella storia di questa regione: quello dell’arroganza al potere. Stretto nella morsa del consenso in costante calo. Pressato dalla rimonta del centrodestra. Conscio di essere in affanno. Il presidente Zingaretti cerca di recuperare terreno riempiendo ogni possibile spazio vuoto, elargendo nomine come se fossero caramelle con i bambini. E nella giostra elettorale non poteva sfuggire la Asl di Latina. E’ qui che con un colpo di mano Zingaretti ha nominato meno di un mese fa direttore generale, Giorgio Casati, già commissario straordinario della stessa azienda nei due anni precedenti. Ed è qui che, con la medesima fretta e furia seguendo l’input del capo Zingaretti, Casati si è premurato in queste ore di nominare con decorrenza dal 1 marzo 2018 Giuseppe Visconti quale nuovo direttore sanitario. Scelte legittime per carità. Ma altrettanto legittimo è pensare che queste stesse scelte potevano essere effettuate, considerato che non si trattava di questione di vita o di morte, dopo il risultato elettorale del 4 marzo. Il buon senso, la buona politica, il bon ton istituzionale non sono solo mancati a Zingaretti ma sono stati letteralmente triturati dal suo interesse personale, dalla sua spasmodica ricerca di consenso, dall’intendere l’istituzione pubblica come un giocattolo a suo uso e consumo. In questo modo Zingaretti senza alcun pudore ha solo confermato che l’unico modo che conosce per governare sta in una becera gestione del potere. A ruoli invertiti la sinistra avrebbe utilizzato tutto l’armamentario moralista di cui dispone negando quello che proprio per il Pd è un sistema fatto di costanza e consuetudine. Il Pd e Zingaretti predicano un’etica che oggettivamente non hanno. Sistema che non ci appartiene e che quando saremo alla guida della regione Lazio cancelleremo con ogni mezzo. Con comportamento schizofrenico, conscio di camminare spedito verso il tramonto del suo impero, Zingaretti fa l’unica cosa che è capace di fare: avvelena i pozzi prima della fuga per rendere il più possibile difficile per chi gli succederà recuperare i danni che ha compiuto per cinque anni e, in fretta e furia, nelle ultime settimane. Per fortuna i cittadini hanno scoperto questo gioco e domenica 4 marzo metteranno fine a questo sistema vergognoso scegliendo di ripristinare prima di tutto il rispetto per le istituzioni.

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