Siccità: cittadini e agricoltori della provincia di Latina chiedono acqua. Zingaretti regala parole

In consiglio regionale oggi si è affrontato il tema della siccità e della crisi idrica nel Lazio. Ma nella relazione, corposa, del presidente della Regione Lazio Zingaretti mancava la parte più importante. Mancavano le persone. Non c’erano la sofferenza e il disagio che i cittadini della provincia di Latina, ed in particolare dei Comuni del sud pontino, da mesi sono costretti a sopportare con acqua razionata e rubinetti a secco. Non c’erano gli agricoltori che ogni giorno vedono le scorte di mangime per il bestiame ridursi, i raccolti andare in fumo e i costi lievitati a fronte di fatturati in caduta libera. Non c’era il volto delle tante aziende in ginocchio a causa della totale assenza di interventi concreti da parte di una Regione che sa solo voltarsi dall’altra parte anche rispetto alle proposte, come quelle avanzate da alcune associazioni di categoria, per chiudere l’emergenza e contenere i già consistenti danni ad esempio attraverso la realizzazione di piccoli invasi localizzati per area, con costi ridotti ed alta efficienza nell’antincendio e nell’irrigazione di emergenza. Non c’era alcun cenno all’attuazione di quanto contenuto nel nostro ordine del giorno, approvato a febbraio di quest’anno dal consiglio regionale, con cui si impegnavano Zingaretti e la sua giunta a contribuire con risorse concrete a fronteggiare e risolvere in modo definitivo la crisi idrica nei Comuni del Sud Pontino e del Golfo di Gaeta. Non considerando che se avessero dato seguito a queste proposte un piccolo magari, ma importante, passo avanti sarebbe stato compiuto. Quello che lascia senza parole è il fatto che le avvisaglie, di quella che è una crisi senza precedenti, c’erano state già nel 2016 e la soluzione non poteva e non può essere racchiusa, come accaduto sinora, nello scaricare la responsabilità su altri, nel dire che la colpa non è della Regione o di Zingaretti. Perché il nodo non sta nel cercare il capro espiatorio ma nell’intervenire per risolvere questa emergenza.  Ed oggi dallo stesso Zingaretti non abbiamo compreso, perché si ostina a non dirlo, cosa intende fare. Se intende assumersi con responsabilità e in base al sacrosanto principio di sussidiarietà, come abbiamo suggerito, il ruolo di cabina di regia, recependo le istanze di tutte le istituzioni, le associazioni datoriali, dei  gestori facendovi parte integrante della risoluzione dei problemi definendo azioni immediate, a medio e lungo termine, da attuare per uscire dall’emergenza in modo definitivo. A Zingaretti i cittadini, gli agricoltori, chiedonoresponsabilità politica ed amministrativa per chiudere una emergenza che combina fattori strutturali, quali l’abbassamento dei livelli dell’acqua all’interno delle centrali di produzione, e fattori contingenti, quali l’anomala ondata di siccità degli ultimi mesi. Chiedono straordinari ed urgenti investimenti per il riefficientamento delle reti idriche in Comuni come quelli del Sud pontino e della provincia di Latina attraverso l’eliminazione del fenomeno della dispersione del flusso idrico ed il rafforzamento  delle centrali di produzione esistenti. Non chiedono, e non meritano, false soluzioni come quella riguardante il prelievo nel lago di Bracciano che ha solo rimandato al primo settembre lo stop degli approvvigionamenti senza mettere sul tavolo alcun progetto vero, risolutivo. Ed oggi, dopo aver ascoltato Zingaretti. Dopo aver sperato sino all’ultima parola di ascoltare quali fossero i progetti, le risorse ed il preciso cronoprogramma di interventi, siamo costretti a trarre una sola, nefasta, conclusione. Prima o poi la pioggia arriverà. La stagione estiva arriverà a conclusione come natura vuole. E questa emergenza sarà risposta da Zingaretti nel cassetto insieme agli stanziamenti necessari per interventi non utili ma indispensabili ad evitare che il prossimo anno la crisi di oggi si trasformi in tragedia. I cittadini e gli agricoltori hanno bisogno di acqua. Ma ancora una volta Zingaretti dispensa parole.

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