Simeone: “L’eccellenza della sanità nella provincia di Latina sono i medici e tutto il personale che opera nei nostri ospedali”

* Giuseppe Simeone

 

Buon giorno a tutti, intanto per dare, appunto, il benvenuto in questa terra, nella terra di Castelforte nella zona delle Terme. Non è stato un caso scegliere questo posto, è stato proprio voluto per far rendere conto un po’ a tutti quanti, al capogruppo Antonello Aurigemma, capogruppo di Forza Italia in Regione, al direttore Casati e un po’ a tutti quanti gli esterni di questa zona, come è difficile per le persone che vivono in questa zona appunto muoversi, appunto raggiungere i servizi sanitari, raggiungere il resto del mondo, quindi è stato volutamente scelto questo posto, potevamo farlo in un posto più tranquillo, più baricentrico, Latina, Formia, oppure ancora più sopra, invece volutamente abbiamo fatto questo, per rappresentare l’estremo disagio che, oltre a quelli esistenti nella sanità, i cittadini trovano appunto per muoversi quotidianamente da e per questo posto.

Abbiamo il piacere di avere qui, e lo saluto, il Sindaco di Castelforte, abbiamo anche il piacere di avere tra noi un personaggio estremamente conoscitore della sanità, già Assessore alla Regione Lazio diverse volte e diverse volte anche con delega alla sanità, Raniero Benedetto che è tra noi…

…è veramente un emblema e potrebbe raccontarci un po’ tutta la storia della sanità, non nella Provincia di Latina ma la storia della sanità nel Lazio.

Ringrazio il direttore Giorgio Casati che da subito ha dato la disponibilità per questo incontro, così come ringrazio Lorenzo Miraglia, anche lui per aver dato la disponibilità. Ringrazio anche la responsabile provinciale del Tribunale del diritto dei malati, la dott.ssa Gianna Sangiorgi e ringrazio anche il dott. Pacilio che ci racconterà qualcosa a proposito delle Terme e quindi tutto l’indotto che possono muovere.

Perché questo convegno. Noi abbiamo detto: sanità: produrre eccellenza appunto per migliorare la qualità della sanità, perché qui ci deve essere un connubio che deve lavorare, deve essere tutto integrato, non può essere la sanità privata staccata da quella pubblica o viceversa, non può essere che i centri diagnostici lavorino da parte e non integrati nel servizio del discorso “sanità” tutta per intero, in altre parole non può esserci sanità se non c’è un coordinamento vero di tante persone che lavorano tutte per produrre lo stesso obiettivo finale, quello di dare un servizio all’altezza di quello che richiedono oggi e sempre i cittadini.

Ma io non mi voglio dilungare perché poi l’intervento conto di farlo dopo i saluti convenzionali, oltre agli altri volevo ringraziare anche i giovani di Forza Italia ma soprattutto il coordinamento di Forza Italia di Castelforte, che insieme a me ha curato la creazione di questo evento, quindi l’organizzazione e tutto quello che c’è stato dietro. Quindi veramente un grazie a tutto il coordinamento con in capo il grande Alessio Fusco, che poi ci dirà qualcosa pure nei suoi saluti.

Intanto ringrazio Giovanni Del Giaccio, che è una delle migliori firme giornalistiche…

Giovanni è veramente una grande firma del giornalismo nostro pontino, e oltre tutto, nel suo ambiente, è definito “Sua Sanità” perché è nota la sua dedizione e il suo interesse per la sanità, perché vorrebbe una sanità come la vogliamo tutti, tra l’altro sempre all’altezza della situazione, e quindi dicevo nella introduzione che abbiamo scelto questo territorio proprio perché volevamo rappresentare meglio quali erano tutte quante le difficoltà che quotidianamente i cittadini vivono per raggiungere queste strutture, queste difficoltà i cittadini le vivono sulla propria pelle, direttore Casati, ogni giorno con una moltiplicazione di disagi quotidiani ancor più inaccettabile, perché nessuno si degna di ascoltarli e risolverli. Faccio un esempio concreto, l’eliminazione dei pronto intervento. Vede, Direttore, i pronto intervento che il presidente Zingaretti con una sua DCA ha inteso eliminare, costituiscono veramente…, si apre proprio una falla, ma non lo dico perché mi appassiona il discorso di chiusura o apertura, di mantenere aperto un servizio, e glielo dice un territorio che negli anni passati ha visto razionalizzare la propria offerta, in questo territorio c’erano tre ospedali, Minturno, Formia e Gaeta, tutti e tre forse facevano le stesse cose, questo territorio ha saputo razionalizzare la propria offerta, ha saputo chiudere due strutture, Minturno e Gaeta, in luogo di  una, Formia, ma più all’altezza della situazione. Formia, DEA di primo livello, che ha compreso un po’ le esigenze di tutto un territorio, mentre queste scelte di chiudere i posti di pronto intervento così, d’emblée, senza dare una risposta ai cittadini, a dire: “Be’, oggi invece di andare al pronto intervento di Minturno, andate – che so – in un’altra parte”, quindi lasciando un territorio in cui tra il cittadino e l’intervento niente in mezzo, rimane solo il pronto soccorso. Quindi, secondo questa idea scellerata di Zingaretti, rimarrebbero nella nostra Provincia due posti di emergenza, il pronto soccorso di Formia e il pronto soccorso di Latina, oltre a quelli di Fondi e Terracina, ma questi proprio quelli grossi emergenziali. Questi già scoppiano da loro, già non riescono da loro, già hanno accessi incredibili, anche per un uso improprio di rivolgersi ai pronto soccorso, ma l’uso improprio questi cittadini lo fanno perché non hanno risposte, perché sul territorio non c’è una risposta, non c’è un filtro tra chi si sente male e il posto che deve raggiungere per raccontare il suo problema.

Quindi questo è quello di cui ci dogliamo, e quello che mi dispiace, dott. Casati, è che Zingaretti trova il killer per far sparare la pistola! Dice a lei di fare il comunicato stampa e di dire: “Non vi preoccupate, i pronto soccorso di Minturno e di Gaeta sono salvi, non si chiudono”! Ma, dott. Casati, lei è un profondo conoscitore della materia amministrativa e del diritto amministrativo, lei sa bene che le pubbliche amministrazioni si esprimono per atti amministrativi, Zingaretti con un proprio atto amministrativo, con una DCA, una delibera del Commissario ad acta, ha decretato la chiusura di tutti i pronto soccorso, che sono: Minturno, Cisterna, Sabaudia e Gaeta, la Casa della Salute di Sezze, Cori e Priverno. E parliamo di 21.000 accessi a Minturno, 13.000 accessi a Cisterna di Latina, 10.000 a Sabaudia e Gaeta, 6.000 a Cori e 5.200 a Priverno. Questo, piaccia o non piaccia a qualcuno, è scritto nella DCA che ha firmato Zingaretti e pubblicata sul BURL del Lazio, quindi questo è vero, tutto il resto è propaganda elettorale, quello che leggete sul giornale, dove sta scritto che i pronto intervento di Gaeta e Minturno non saranno chiusi, ad oggi è solo propaganda elettorale! Zingaretti, se è vero che vuole questo, non fa un comunicato stampa, fa un altro atto amministrativo e dice: “A rettifica di quello precedente, Minturno e Gaeta non chiuderanno più”, questo non l’ha fatto, e ci dispiace perché queste sono poi le cose che mandano in tilt tutti i cittadini, perché sono convinti di una cosa e invece poi se ne fa un’altra.

Ma i pronto intervento perché sono importanti, perché vanno solamente come front office dei cittadini? No, perché i pronto intervento fanno anche analisi di base, elettrocardiogramma, suture e terapia infusionale, questo è un grosso filtro che sta sul territorio, e questo filtro viene a cadere, quindi saranno riversati tutti nei pronto soccorso dell’Ospedale di Formia.

Quindi quello che manca, e che continua a mancare per evitare scivoloni, sono idee chiare e coraggio nell’attuarle. Parlare di sanità, affrontare le tante, troppe criticità che attanagliano la nostra sanità significa responsabilità. E quello che i cittadini, i pazienti, le loro famiglie ci chiedono dopo anni di tagli ai reparti, al personale costantemente sottodimensionato, sono risposte. Io non so fino a che punto possiamo pretendere dai nostri operatori, dai medici, dagli infermieri, da tutti quelli che lavorano nella sanità, ulteriori sacrifici, ulteriori rinunce alle proprie ferie, ulteriori rinunce ai giusti quotidiani riposi che devono effettuare!

Stanno veramente in trincea, non ce la fanno più, io raccolgo ogni giorno richieste di medici che non chiedono qualcosa per il loro servizio, per il loro reparto, per il miglioramento della propria carriera, chiedono l’aumento di altri medici, di altri infermieri, di altri operatori, questo è il dramma, la quotidianità dei nostri ospedali.

Questo non è buttare la croce sul dott. Casati, assolutamente no, poi vi dirò quali sono anche i grossi problemi che attanagliano tutta la nostra Provincia. E quindi su questo io ho scelto la dignità, l’equità e l’impegno, senza di essi la nostra sanità continuerà a poggiare sulle sabbie mobili, ad essere esposta a costanti emergenze e i nostri cittadini ad essere soffocati dall’immobilismo delle non scelte che si traduce in disinteresse per il grido di allarme dei pazienti, nella mancanza di rispetto per il lavoro che ogni giorno il personale dei nostri ospedali porta avanti.

Per esempio penso ai precari, a tutto quello che è successo intorno a questi precari, circa 600 persone che da dieci anni lavorano nella struttura sanitaria pontina e si sono visti ignorati della propria presenza! C’è stato un atto ricognitivo che è stato fatto che non ha tenuto presente la loro presenza, non ha tenuto presenti i loro diritti, riconosciuti anche da due importanti leggi nazionali proprio per colmare questa vergogna italiana del ricorso così esagerato verso la precarietà del lavoro. Siamo stati sanzionati dalla Comunità europea perché non è possibile mantenere la precarietà, la precarietà deve essere un fatto occasionale, se poi continua non è più un’emergenza, è una cosa strutturale e va colmata definitivamente, non può continuare. Eppure i decreti della Regione Lazio hanno ignorato questi precari, non li hanno presi proprio in considerazione, e peggio è stato constatare che dopo che abbiamo sollevato la questione in Consiglio regionale, con due interrogazioni urgenti, l’unica risposta, da parte di chi governa questa Regione, è stata “vedremo”.

Per andare oltre e superare quel vedremo fatto di inconsistenza noi abbiamo presentato e fatto approvare in tempi rapidi la legge che rimuove gli ostacoli normativi, perché c’era una legge regionale che impediva questa cosa, abbiamo detto a Zingaretti: “Falla tu, prova, elimina queste cose”, niente, il buio, l’abbiamo presentata noi la legge e in tempi rapidi l’abbiamo approvata, l’abbiamo fatta approvare, e nonostante questo non siamo riusciti ancora a fare consistenti passi avanti. Il motivo? Non è dato sapere, non si sa, ad oggi quel personale ancora vive nel limbo.

Beh, per la verità ieri qualcosa si è smosso, abbiamo visto un filmato di Zingaretti che introduce a mezzo mondo, dice a tutti, ad urbi et orbi come si dice, che finalmente la questione dei precari nella Regione Lazio arriva ad una svolta, finalmente partiranno migliaia di concorsi che potranno stabilizzare tutte queste persone! E fino ad oggi è stato silente, vero dott. Casati? Non l’ha aiutata Zingaretti nella risoluzione di questo problema, è stato silente, l’ha ignorato, ossi ne fa sfoggio, oggi esce sul giornale e dice che la Regione Lazio fa passi avanti, che la Regione Lazio ha preso in considerazione e ha definito anche il problema dei precari. A noi fa piacere tutto questo, che finisce questo dramma che vivono queste persone, persone che lavoravano da dieci anni che dovevano, quando andavano in banca anche per fare un piccolo mutuo, ricorrere ai genitori per la firma d’avallo! Pensate che vergogna e che violenza che subivano ogni volta.

Un altro problema che abbiamo in questa Provincia è dato dalla quota capitaria. La quota capitaria, e quindi a proposito di equità a cui facevo riferimento prima, la quota capitaria è quella quota che ricevono tutte le Asl dalla Regione Lazio per il normale esercizio delle proprie funzioni, per mandare avanti tutto il servizio dalla sanità pubblica a quella privata, tutto quello che ruota intorno. Da anni chiediamo al presidente Zingaretti di riequilibrare questa quota che nel Lazio è un po’ sproporzionata. Questa quota è composta da una parte fissa e da un a parte variabile, ad oggi questa quota capitaria risulta essere 398,70 euro in più per ogni abitante per la Provincia di Rieti; 267 euro in più per la Provincia di Viterbo; 231 euro in più per la Asl Roma 1; 199 euro in più per la Asl Roma 2; 202 euro in più per la Asl Roma 5; volete sapere quant’è la quota capitaria per la nostra Provincia? 43 euro contro quei valori che ho detto prima! Quindi questa è una chiara mancanza di equità, i cittadini di questa Provincia non sono cittadini di serie B, io credo che la sanità di cui ha diritto questa Provincia sia uguale a quella che si dà ad altre province, e quindi questa sostanziale differenza…, e neanche possiamo pretendere che il direttore Casati moltiplichi i pani e i pesci per poter fare grandi cose con questi 43 euro, la differenza è sostanziale, parliamo di molte decine di milioni di euro, non è una cosa da poco, riequilibrando questa quota invece di 43 euro potrebbe passare a 100, 120, 130 euro, parliamo già di 100 milioni di euro in più che la Asl di Latina riuscirebbe ad avere dalla Regione Lazio, e con 100 milioni in più il direttore generale Casati potrebbe fare molte cose in più, vero Direttore?

Quindi questa è una chiara mancanza di equità, e così come quando la Regione Lazio ha ripartito i 7 milioni suddivisi tra le varie Asl del Lazio per l’aggiornamento dei macchinari e dei lavori negli ospedali della Regione, questi 7 milioni li ha ripartiti tra tutti tranne la Asl di Latina e la Asl di Rieti, la motivazione qual è stata? Che la Asl di Latina non avendo speso i soldi della precedente distribuzione per punizione non ha avuto questi di quest’altra distribuzione!

Ma, pure qua, la Regione non ha fatto un esame completo della cosa, per quale motivo la Asl di Latina non ha speso la precedente assegnazione? Perché è incapace? Perché Casati o il management della Asl non è capace a fare questo? Quindi, allora rimuoviamo l’intero management, mettiamocene un altro! Oppure perché all’interno non ha le figure professionali per spendere questi soldi? Allora una Regione attenta non elargiva solamente la punizione, entrava nel merito, andava a verificare la causa che ha determinato di non spendere questi soldi, e quindi interveniva su quella cercando di colmare quel vuoto, altrimenti la Provincia di Latina, mancando di quelle professionalità per spendere le risorse assegnate, non avrà mai niente anche dalle programmazioni successive e future, e quindi è chiaro che questa è un’altra mancanza di equità, non può essere così, e quindi non può andare.

Ho elencato solo alcuni, piccoli, passaggi per evidenziare una enorme falla in questo sistema racchiusa nell’obbligo per chiunque voglia vedere riconosciuto un diritto nel Lazio, ad intraprendere una battaglia all’ultimo colpo su ogni passaggio.

Quindi questo deve essere cambiato, questo deve farci riflettere, un diritto va garantito, non rincorso.

A chi, di fronte alle mie parole, contesterà le dimensioni di un’ambizione non personale ma collettiva a vedere una sanità che funziona, servizi efficienti, rispondo solo con una cosa: puntare in alto significa costruire quotidianamente, mattone dopo mattone, una sanità efficiente che nessuna crisi possa spezzare perché le sue radici sono forti e non come ora piegate da anni di tagli e superficialità. Oggi ascoltiamo toni trionfali che accompagnano annunci del tipo “la sanità del Lazio comunque sta in piedi”, in piedi ci si sta in tanti modi, anche una gallina zoppa riesce a stare in piedi, ma non è quello che vogliamo, noi vogliamo una sanità che sta in piedi a tutti i livelli, che dà servizi veri, la sanità composta da tutte quante le sue particolarità, e oggi sono rappresentate anche con quella voce importante che ci sarà dopo, del responsabile del Tribunale dei diritti dei malati, quella è la sanità che noi vogliamo, la sanità che dà le risposte vere a tutti quanti quelli che le chiedono, non come quella che riscontriamo ogni giorno, per esempio, sulle liste d’attesa! Sono una vergogna le nostre liste d’attesa, non c’è bisogno di essere un medico, tantomeno il governatore del Lazio, per accorgersi oltre ogni ragionevole dubbio che lo stato di salute della nostra sanità è grave, se non addirittura comatoso, per dare proprio un significato medico.

Il paziente in questione è malato da tempo, affetto sempre dalle stesse patologie a dimostrazione che nessuna cura efficace è stata somministrata o che, quella attuata, come nel caso delle liste di attesa, è del tutto sbagliata.

In quattro anni abbiamo avuto due piani per snellire le liste di attesa, uno nel 2013 e u8no nel 2014, in aggiustamento in corso d’opera ne è arrivato un altro, nel 2016, ma il risultato è sempre lo stesso! Poi abbiamo avuto un’altra invenzione, il “Tempario regionale di riferimento delle prestazioni specialistiche ambulatoriali individuate come critiche”, in altre parole le liste verranno fatte con il timer, partirà un cronometro e misurerà tutta una serie di cose, quindi il paziente è diventato un pezzo di una catena di montaggio di ispirazione “Fordiana”, si guarda alla quantità e non più alla qualità, si sostituisce l’attenzione per il paziente con quella per l’orologio.

In tutto parliamo di 63 esami specialistici, tra cui: risonanze magnetiche; ecografie; tac; colonscopie; elettrocardiogramma; visite neurologiche, oncologiche, ginecologiche, urologiche.

La geniale elaborazione del tempario ha imposto i seguenti tempi per eseguire alcune visite: 20 minuti per oncologia, neurologia, dermatologia e per una ecografia ginecologica; 5 minuti per una elettromiografia; 15 minuti per un elettrocardiogramma! Cioè, neanche i tempi che danno in internet per fare le cose veloci!

I pazienti quindi sono numeri e i professionisti diventano macchine! Quindi diamo il numero, facciamo e diamo il risultato. E questo dà la perfetta dimensione di quanto conti nel Lazio la vita delle persone. Di questo passo per risolvere il problema ci aspettiamo la proposta di un abbattimento selettivo dei malati a prescindere, così diminuiamo le liste dpi attesa perché mancano i malati, li abbiamo eliminati alla fonte e quindi abbassiamo i tempi, quella forse è l’unica soluzione.

Quindi mi domando e vi domando: è questa la soluzione? Se così fosse, chi assume tali scelte deve anche avere il coraggio di comunicarle ai cittadini senza usare i filtri come quelle che usano in televisione ma mettendoli di fronte alla realtà. Come dicevo prima, Zingaretti non deve usare Casati per comu8nicare che i pronto intervento di Minturno e di Gaeta non chiudono più, lo deve fare lui, ma con un atto amministrativo, quello vero, che impegna veramente la Regione, questa qui e le prossime.

Noi, e non uso questo noi per autoincensarmi ma per spiegare che le soluzioni ci sono, sono state avanzate, un modello per risolvere la situazione lo abbiamo proposto a Zingaretti presentando un apposito ordine del giorno, si tratta di quello attuato dalla Regione Emilia Romagna. Non ha fatto nulla di speciale, e non ci siamo neanche noi inventati nulla, abbiamo solamente copiato quello che hanno fatto altri, abbiamo dato uno sguardo a quanto accadeva nel resto d’Italia visto che qualcuno, forse più illuminato o più determinato, la soluzione l’aveva trovata, bastava consentire alle Asl del Lazio la possibilità di acquistare dal privato accreditato prestazioni a tariffa calmierata consentendo agli utenti di accedere alle prestazioni specialistiche, e di alta diagnostica, pagando una tariffa pari a quella del ticket della prestazione stessa.

Ma il presidente della Regione Lazio ama fare le sperimentazioni come quella del timer!

Vedete, io credo molto a questa integrazione tra le varie componenti che compongono la sanità, e per esempio mi viene in mente una coxa che disse il direttore Casati a proposito di un servizio che mancava all’ospedale Dono Svizzero di Formia, io un giorno gli dissi che all’Ospedale di Formia c’era…, salutiamo il Sindaco, Sandro Bartolomeo, del Comune di Formia, grazie per la presenza…

Dicevo, parlando con Casati e sollecitandolo su un servizio che manca all’ospedale Dono Svizzero di Formia, e mi riferisco all’urologia, che prima era diretta in maniera molto efficiente dal dott. Salvatore Palmieri, e gli ho chiesto quando potevamo rimpiazzare l’urologo a Formia, mi disse Casati: “Ma, vedi, negli ospedali non serve l’urologo, serve l’urologia, il servizio di urologia, noi dobbiamo impegnarci per dare all’Ospedale il servizio di urologia, non l’urologo”, però prima di dare il servizio di urologia a Formia dobbiamo cercare di mandare a regime i servizi attuali, la chirurgia, la medicina, la nefrologia, la cardiologia, quindi c’è un po’ di tempo prima di arrivare, ma se una clinica privata del territorio si specializza bene in urologia noi lo compriamo questo servizio, quindi questa è l’integrazione, no? L’integrazione che ci deve essere tra pubblico e privato per dare sempre un servizio migliore al cittadino, e quindi questo è quello che manca. Quindi le sperimentazioni che dicevo che faceva, che fa la Regione ogni giorno.

Le strutture sanitarie. Una panoramica molto veloce per chiudere nei cinque minuti assegnati. Noi abbiamo in questa Provincia l’ospedale Santa Maria Goretti che dal giugno del 2015 è decretato come DEA di II livello ma a malapena credo che raggiunga gli standard per essere DEA di I livello, quindi anche lì c’è tutto da fare e ancora non si completa niente.

Abbiamo l’ospedale di Fondi e quello di Terracina e pure lì c’è una continua ed enorme incertezza, la Regione non riesce a dirci in maniera definitiva quello che vuole fare dell’ospedale di Fondi e quello che vuole fare dell’ospedale di Terracina, come intende dare anche a quel territorio una risposta in termini di sanità.

Poi abbiamo il Dono Svizzero di Formia, che è deputato all’emergenza e urgenza ed è DEA di I livello, ma DEA di primo livello solo nell’immaginazione e non nei fatti, è dal 2014 che attendiamo invano che i macchinari per la risonanza magnetica e l’adeguamento dei locali per ospitarla al Dono Svizzero di Formia vengano iniziati.

C’è sempre quel problema che vi dicevo prima, mancano all’interno della Asl, quindi proprio nella struttura amministrativa le figure professionali che velocizzino tutte quante queste cose.

Il pronto soccorso e i servizi di cardiologia che dovrebbero essere il fiore all’occhiello di questo ospedale sono al limite della sopravvivenza per mancanza di personale e attrezzature.

Passo velocemente a quello che ancora è un problema vero nell’ospedale Dono Svizzero, e mi riferisco ai primari e ai continui proclami di Zingaretti. Io mi ricordo la farsa dell’anno scorso quando Zingaretti annuncia che presto facciamo concorsi per cinque primari, e indica uno di questi all’ospedale Dono Svizzero di Formia, e questo dell’ospedale Dono Svizzero di Formia doveva essere per il reparto pronto soccorso, invece esce il decreto, fanno un mezzo impiccio e, invece di pronto soccorso, ostetricia, non perché ostetricia non ne avesse bisogno, anzi! Si accorgono dell’errore, fanno il solito proclama, comunicato stampa, dicendo: “No, ma ne aggiungiamo un altro a Formia, quindi, anziché uno, due e facciamo sì ostetricia, ma anche il pronto soccorso”. Ad oggi quel proclama, quel comunicato stampa è rimasto ancora comunicato stampa, ad oggi c’è un primario, per cui sono partite anche le procedure per il reclutamento, ed è quello di ostetricia, manca ancora il primario del pronto soccorso di Formia, e il pronto soccorso di Formia è DEA di I livello, quindi il primario è fondamentale in quel reparto. Però queste sono le distrazioni di Zingaretti.

Chiudo con il nuovo ospedale del Golfo. Anche qui, i proclami che creano confusione nei cittadini, come è accaduto con la realizzazione del nuovo ospedale del Golfo. Vedete, la realizzazione del nuovo ospedale del Golfo è un obiettivo su cui tutti dobbiamo concentrare ogni sforzo affinché sia realizzato e al più presto. E’ un’opera fondamentale per Formia e per tutto il comprensorio del sud pontino che risponderebbe ad un’esigenza non più procrastinabile che consiste nel creare un ospedale più moderno e nel rispetto dei servizi. Ma questo non deve diventare lo spauracchio per distogliere l’attenzione dalla gestione ordinaria della sanità, io non vorrei che questo ci faccia spostare l’attenzione che dobbiamo invece avere ancora più alta per reclamare servizi degni di questo nome. I servizi vanno garantiti comunque oggi, non rimandati alla realizzazione del nuovo ospedale del Golfo, che ci auguriamo che avvenga, non domani, oggi, ma oggi stesso noi abbiamo il diritto di avere garantiti tutti i servizi all’altezza.

La situazione che vive la sanità nel nostro territorio chiede pragmatismo. Oggi l’unico dato sulla realizzazione dell’ospedale del Golfo è che la Regione Lazio, per ammissione dello stesso Zingaretti, ha inserito questa opera nella programmazione dei fondi, richiedendo ai Ministeri competenti circa 400 milioni, questo significa che i 75 milioni di euro necessari alla realizzazione dell’ospedale del Golfo sono ancora un atto di mera programmazione. Ovviamente tutti speriamo e ci batteremo affinché questa proposta non cada nel vuoto e perché tali somme siano al più presto messe a disposizione dai Ministeri interessati.

Dicevo, allo stesso tempo però l’imperativo è mantenere i piedi ben piantati nella realtà e nella quotidianità.

Conclusione vera: “Sanità: produrre eccellenza per fare salute” è il titolo di questo convegno, ma credo che, se uniamo le forze, questa possa diventare la ricetta per dare ai cittadini una sanità equa, efficiente e di qualità. Sull’offerta sanitaria non si misura quanto si è progressisti o quanto si è conservatori, ma la capacità dello Stato di dare risposte ai cittadini prescindendo dal resto, perché questi sono gli obiettivi della riorganizzazione che tutti abbiamo il dovere morale e politico di attuare attraverso la valorizzazione delle eccellenze, la gestione delle emergenze, i servizi sanitari più efficaci. Mettiamo al centro i cittadini, le loro esigenze, lavoriamo per gestire la spesa, tagliare gli sprechi e investire nella crescita. Il nostro scopo deve essere una presenza capillare della sanità su tutto il territorio.

E’ un obiettivo impossibile da raggiungere? Questa è la riflessione a cui invito tutti, io personalmente credo di no, non perché sono un sognatore ma perché sono convinto che se ci sono idee chiare e il coraggio di attuarle ci sono anche soluzioni concrete.

Esistono in politica dei valori che sono di tutti, uno è la libertà, l’altro è la salute. Su questi due punti fermi si misura la nostra capacità di incidere positivamente nella vita delle persone, non quelle delle statistiche ma quelle in carne ed ossa, perché la sanità conta ogni persone e non ci sono categorie o gruppi. Non dare risposte, cure o assistenza adeguata ad una sola persona significa non dare risposte a nessuno.

L’eccellenza della sanità pontina sono tutte le persone, gli uomini e le donne, che lavorano nella sanità e creano questa eccellenza. Questa è l’unica vera eccellenza che riscontriamo ogni giorno, che solo grazie a loro va tutto avanti.

 

* Consigliere regionale di Forza Italia Lazio

Per vedere l’intervento video competo clicca qui:

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *